Sentenza choc, appello a maggio È pronto il ricorso dei familiari

Verrà depositato nei prossimi giorni e si aggiungerà a quello dei ministeri e degli eredi del costruttore Il giudice Croci aveva attribuito il 30% di responsabilità alle vittime nel crollo di via Campo di Fossa
L’AQUILA. Ancora qualche giorno e arriverà un altro ricorso alla sentenza choc dello scorso ottobre, che ha assegnato un 30 per cento di responsabilità alle vittime del crollo della palazzina di via Campo di Fossa, colpevoli - secondo il giudice Monica Croci - di non aver lasciato le proprie abitazioni a seguito delle forti scosse di terremoto precedenti a quella delle 3.32 del 6 aprile 2009. Si tratta dell’appello dei familiari delle vittime, che seguirà quelli presentati dal Comune dell’Aquila, dai ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e dagli eredi del costruttore della palazzina.
L’Appello
A breve, dunque, dovrebbe chiudersi il cerchio: l’avvocato Luciano Angelone del Foro di Sulmona, legale delle famiglie delle persone morte sotto le macerie, sta mettendo a punto gli ultimi dettagli prima di depositare il ricorso contro il pronunciamento del giudice Croci. L’appello punta a ribaltare il principio secondo cui tre delle persone decedute nel crollo abbiano avuto una «condotta incauta» nel «trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile». «Concorso», si legge nel dispositivo del giudice, «che può stimarsi nel 30 per cento, ovvero la misura di cui verrà decurtato il risarcimento danni stabilito». La sentenza riguarda soltanto tre delle ventiquattro persone morte nel crollo di via Campo di Fossa. La prima udienza è fissata nel mese di maggio e vedrà la discussione anche degli altri ricorsi presentati.
gli altri ricorsi
La sentenza che ha choccato l’opinione pubblica aveva attribuito ai ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture un 15 per cento di responsabilità ciascuno per «non aver diligentemente adempiuto ai compiti di vigilanza e controllo» di rispettiva competenza in materia di edilizia. L’altro 40 per cento di colpa era in capo agli eredi della famiglia del costruttore Del Beato, per «gravi vizi di progettazione e costruzione dell’edificio». Il Comune dell’Aquila, invece, era stato condannato al pagamento di 13mila euro di spese legali. L’ente ha impugnato il provvedimento sottolineando un «evidente errore nel verdetto» in quanto «con la sentenza, il tribunale ordinario dell’Aquila ha escluso ogni responsabilità del Comune nella serie causale che portò al disastroso crollo dell’edificio condominiale di via Campo di Fossa». Del ricorso dell’ente si è discusso anche nel consiglio comunale dello scorso 22 febbraio.
le altre sentenze
Tutt’altro il tenore delle due sentenze di primo grado pronunciata dal giudice Baldovino De Sensi in favore dei familiari di due vittime del sisma. Si tratta di un 30enne morto in uno dei crolli di Onna e di una 60enne che nella notte tra il 5 e il 6 aprile perse la vita nella palazzina crollata in via Campo di Fossa 6B. Il giudice del tribunale civile dell’Aquila ha riconosciuto ai familiari delle vittime l’invalidità permanente dovuta alla depressione per aver perso un caro, condannando al risarcimento di 1,5 milioni il governo (al quale fa capo la Protezione civile) e l’ex vicecapo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis. Nel processo è stato accertato che i familiari delle due persone decedute nel terremoto hanno sviluppato un «disturbo persistente dell’adattamento con ansia ed umore depresso misti».
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