Sentenza Di Nino, annunciato il ricorso

Il legale: quadro accusatorio ridimensionato, assoluzione piena per la truffa e il voto di scambio
SULMONA. Un quadro accusatorio ridimensionato in cui sono cadute le accuse più pesanti, legate al voto di scambio e alla truffa. I vertici della Di Nino Trasporti sono pronti a fare ricorso in appello contro la condanna di Piero Di Nino a tre anni e nove mesi, più una multa di 1.100 euro e il pagamento delle spese legali per i reati di estorsione e di rimozione o omissione del cronotachigrafo (strumento che registra i tempi di guida e di riposo sul mezzo). Reato quest’ultimo per cui è stato condannato anche il fratello Stefano a 9 mesi più le spese legali. «Dalla sentenza emerge un quadro accusatorio decisamente ridimensionato», afferma il legale dell’azienda Roberto Borgogno. «Stefano Di Nino e tre responsabili dell’ufficio logistica dell’azienda sono stati completamente scagionati da tutti gli episodi di estorsione ai danni dei dipendenti che erano stati loro contestati, mentre – con contraddizione evidente rispetto a un quadro accusatorio unitario – il solo Piero Di Nino, assolto da otto episodi di estorsione, è stato ritenuto responsabile, sia pure con concessione di attenuanti generiche, di due residui episodi. Assoluzione piena per tutti gli imputati anche rispetto all’infamante accusa di aver influenzato la libertà di voto dei dipendenti. Assoluzione altresì per il reato di falso e non luogo a procedere per il delitto di truffa. Restano invece a carico di entrambi gli imprenditori episodi minori relativi alla violazione delle norme sulla circolazione dei veicoli. Si tratta quindi certamente di una sentenza che non rende giustizia piena, ma che sgombra il terreno dalle accuse più gravi». Da qui la decisione del ricorso in appello. «Aspettiamo le motivazioni e con serenità, proporremo appello, confidando di poter dimostrare nel secondo grado di giudizio, l’insussistenza anche di questi residui episodi», chiosa il legale. (f.p.)
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