«Senza bebè un attentato alla famiglia»

11 Novembre 2018

Il vescovo Fusco contro la chiusura del Punto nascita. E in consiglio comunale approvata la delibera a tutela del servizio

SULMONA. Quella della salvaguardia del Punto nascita di Sulmona è diventata ormai la bandiera, il simbolo da sventolare in un territorio che sta perdendo la sua identità anche e soprattutto attraverso la scomparsa dei presidi che garantiscono la giustizia e la salute. Una bandiera che è il senso anche della delibera approvata all’unanimità dal consiglio comunale allargato che si è tenuto ieri a Sulmona e che ha spinto il vescovo Michele Fusco ad affermare ieri mattina su Twitter: «All’ospedale di Sulmona minacciano di togliere il Punto nascita. Un nuovo attentato alla famiglia». La delibera impegna il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, la senatrice Gabriella Di Girolamo e tutti i parlamentari abruzzesi, giunta regionale e Asl ad attivarsi per la salvaguardia del Punto nascita di Sulmona, sia attraverso una deroga alle disposizioni della conferenza Stato-Regioni sia attraverso la modifica del decreto Lorenzin del 2015 e ribadendo alla Regione la necessità di classificare come di primo livello l’ospedale di Sulmona. Anche la Asl viene sollecitata «a portare avanti un’azione di potenziamento dell’Unità operativa per l’adeguamento della dotazione del personale e delle strumentazioni così da rendere ilreparto efficiente e sicuro al fine di superare l’attuale stato di precarietà».
Un consiglio comunale caratterizzato nella prima parte dai soliti scontri politici accentuati ancora di più dall’approssimarsi delle consultazioni regionali, tanto che, a un certo punto, il problema della salvaguardia del Punto nascita è diventato campo di scontro e non d’unione. Presenti oltre ai sindaci in fascia tricolore, e alla senatrice griullina Di Girolamo, il consigliere regionale Maurizio Di Nicola, lì a fare le veci dell’assessore regionale Silvio Paolucci assente per problemi familiari, il presidente della Provincia e sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, il vescovo Fusco, i rappresentanti dei sindacati, dei comitati civici e delle associazioni territoriali. Non è passata inosservata l’assenza dell’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo, rimarcata da più parti, soprattutto dai suoi avversari politici. «Non ho partecipato al consiglio perché ero certo che qualcuno lo avrebbe utilizzato per continuare ad alimentare polemiche strumentali e per confondere le idee alle persone», è stata la replica di Gerosolimo. «Il Punto nascita di Sulmona è stato l’unico di quelli cancellati a rimanere in funzione. Smettiamola di trasformare anche il lavoro positivo che è stato fatto in una cosa negativa. Il governo giallo-verde si assuma le proprie responsabilità e modifichi il decreto Lorenzin come ha promesso in campagna elettorale». La senatrice Di Girolamo ha invece puntato il dito sulla Regione «responsabile di una situazione che potrebbe risolvere in piena autonomia».
Pronta alla battaglia su tutti i fronti il sindaco Annamaria Casini: «Il Punto nascita si salverà se il tavolo di monitoraggio del Ministero riconoscerà la reale orografia dell’ampio bacino del presidio ospedaliero di Sulmona, se la Regione saprà ben rappresentare i motivi di deroga alla chiusura del reparto e se la Asl farà quegli investimenti in risorse umane e strumentazioni da tempo richieste dagli operatori. Non è ipotizzabile la chiusura del reparto che deve diventare attrattivo all’interno di un ospedale da riqualificare e integrare con il territorio. Un’attività ambulatoriale-territoriale deve poter fare riferimento in modo determinante al nostro Punto nascita evitando esodi verso il Molise o altre realtà limitrofe».
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