Senza pace 76 rifugiati afghani mandati via da Lecce nei Marsi

19 Settembre 2021

Decisione dopo la diffida del Comune a Protezione civile e prefettura. Ma divampano polemiche Parlanti (Borsa Solidale): «Decisione inspiegabile, queste persone cominciavano a integrarsi»

LECCE NEI MARSI. Rifugiati afghani mandati via da Villa Gaia dopo «la richiesta di informazioni e diffida» del sindaco di Lecce nei Marsi, Gianluca De Angelis, all’agenzia regionale di Protezione civile e alla prefettura dell’Aquila.
Sono stati trasferiti in altre zone d’Abruzzo e d’Italia i 76 afghani che erano ospitati nella struttura marsicana di proprietà del Comune e affidata in gestione alla società Centro Santa Lucia srl amministrata da Fabio Del Prete.
Grazie al ponte aereo delle forze armate italiane, quasi 5mila profughi erano riusciti a fuggire dalla Kabul caduta in mano ai talebani e arrivare in Italia. Di questi 1.330, tra uomini, donne e bambini, erano stati ospitati temporaneamente nel maxi campo allestito all’Interporto. Le famiglie destinate a Lecce nei Marsi erano state le prime a lasciare il campo d’accoglienza di Avezzano. Sabato 28 agosto erano stati spostati in 11, mentre il giorno successivo altri 65. Tre giorni fa, però, i profughi hanno dovuto preparare di nuovo i bagagli e lasciare le stanze di Villa Gaia, con grande rammarico degli operatori. Attualmente in struttura c’è solo un uomo che è stato appena dimesso dall’ospedale dopo un intervento chirurgico ed è in attesa di essere trasferito. A rendere noto l’accaduto è la stessa direzione di Villa Gaia. Qui, attraverso molteplici attività, si stava cercando di restituire ai profughi piccoli frammenti di normalità e spensieratezza. Per i più piccoli era stata inoltrata la richiesta di iscrizione nelle scuole di Lecce alla dirigente scolastica dell’istituto comprensivo San Giovanni Bosco. E per gli adulti stipulata un’intesa con il Centro provinciale per l’istruzione per i corsi di italiano.
«Le motivazioni di questo repentino trasferimento sono inspiegabili», commenta la presidente dell’associazione Borsa Solidale di Avezzano, Anna Parlanti, «queste persone sfuggite ai talebani avevano finalmente trovato un posto in cui cercavano di ricominciare e integrarsi. Ora dovranno ripartire da capo, visto che sono stati sparpagliati. Con i nostri occhi», prosegue Parlanti, «abbiamo visto che stava nascendo una comunità. Siamo riusciti a far ballare le donne e creare una piccola base scolastica con il gruppo dei bambini. Inoltre, da parte di Villa Gaia c’era tutta l’assistenza necessaria: erano ben vestiti, nutriti e avevano supporto sanitario specialistico. Anche la popolazione di Lecce», conclude la presidente di Borsa Solidale, «aveva mostrato grande spirito di accoglienza e solidarietà».
A spiegare i motivi della decisione è lo stesso sindaco di Lecce nei Marsi.
«Dovevamo difendere un bene pubblico e ripristinare la legalità», afferma De Angelis, «visto che la società ha risposto al bando per un’attività specifica, ovvero quella sanitaria, mentre la struttura in questione non aveva i titoli per questo tipo di ospitalità. Come amministrazione, non abbiamo fatto altro che far rispettare le regole del codice degli appalti. Infine», conclude De Angelis, «non siamo stati contattati da nessuno dell’arrivo dei profughi altrimenti avremmo messo noi a disposizione la struttura, anche a titolo gratuito. Come amministratore della Comunità montana che si occupa di politiche sociali conosco bene queste realtà».
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