Sequestrati beni dei casalesi a Lucoli

14 Aprile 2016

Si tratta di proprietà immobiliari intestate a prestanome del clan Iovine. Sopresa nel piccolo centro dell’Aquilano

L’AQUILA. I tentacoli dei casalesi non solo sulla ricostruzione ma anche sulle proprietà immobiliari nell’Aquilano.

Lo ha scoperto un’indagine della Finanza di Roma che ha messo i sigilli a beni del valore di circa 25 milioni che il gruppo riconducibile al clan di Mario Iovine, e il contiguo ed autonomo “Gruppo Guarnera” possedevano in tutta italia. Tra queste proprietà ve ne sono alcune anche a Lucoli. I beni immobili sottratti ai casalesi sono 18 edifici, di cui alcune ville di lusso, a Roma e provincia, Budoni in Sardegna e, per l’appunto, Lucoli. Una notizia che ha scosso non poco la locale comunità dove nessuno si era mai accorto di presenze perlomeno equivoche.

Negli anni scorsi, da parte delle forze dell’ordine, fu sventata un’infiltrazione malavitosa del clan dei casalesi, che, secondo le accuse, in combutta con alcuni imprenditori aquilani, voleva gestire degli appalti della ricostruzione. Il caso è ancora molto lontano dalla definizione e la prossima udienza si terrà il 30 maggio.

Non basta. Circa un anno fa. nell’ambito di un’altra indagine, fu arrestato un imprenditore Raffaele Cilindro impegnato negli appalti per la ricostruzione post terremoto all’Aquila. Cilindro era ritenuto dagli inquirenti vicino all’ex boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. Il provvedimento fu eseguito dal Ros dei carabinieri nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli.

«Le indagini», si legge in una nota della Finanza di Roma, «sono state svolte non soltanto allo scopo di cristallizzare l’aspetto statico della ricchezza attualmente posseduta dai sospettati ma anche e soprattutto per evidenziare l’aspetto dinamico delle correlate fonti di produzione, attraverso le quali la ricchezza stessa si è – nel tempo – evoluta, sino alla sua attuale consistenza, al fine di evidenziare l’eventuale sproporzione esistente tra la consistenza patrimoniale e le attività economiche ufficialmente svolte dagli indagati».

«Gli accertamenti, eseguiti anche nei confronti delle “teste di legno” individuate», prosegue la Finanza, «hanno permesso di far emergere numerosi e rilevanti beni riconducibili ai soggetti investigati nonché ampie fenomenologie sperequative in capo ai medesimi, i quali – tra l’altro – sovente hanno omesso di presentare le previste dichiarazioni dei redditi». Ieri è stata data esecuzione ad un decreto nei confronti di Mario Iovine, Salvatore Iovine, Sergio Guarnera, Sandro Guarnera, Arben Zogu, Orial Kolaj, Petriti Bardhi, Franco Crispoldi e Fabrizio Diotallevi, nonché dei familiari e prestanome, con il quale i beni sono stati tolti.(g.g.)

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