Sequestrati due milioni all’uomo della Santa Sede

Celano, il 55enne Tirabassi è da un anno nel mirino degli investigatori del papa Per l’accusa i beni fanno parte del tesoro sottratto alla segreteria vaticana
CELANO. A caccia dei soldi sottratti alla segreteria di Stato, gli investigatori del Vaticano hanno sequestrato 2 milioni di euro all’alto funzionario Fabrizio Tirabassi. Il celanese 55enne è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta della Santa Sede sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Sospeso dal servizio l’anno scorso, per l’accusa, l’economo dell’ufficio amministrativo indirizzava e gestiva gli investimenti finanziari che nel tempo hanno superato 600 milioni di euro.
I promotori di giustizia e la Gendarmeria hanno inseguito in giro per il mondo i conti dei protagonisti dell’assalto all’Obolo di San Pietro riuscendo a far sequestrare in totale 64 milioni di euro. Come riporta il Corriere della Sera, l’ingente somma è stata congelata in banche e società di Svizzera, Lussemburgo, Gran Bretagna, ma anche presso lo Ior, in vista di una loro confisca in caso di condanna degli imputati. Somma che, però, non basterà a coprire le perdite subite con gli investimenti realizzati sotto la gestione del cardinale Angelo Giovanni Becciu, sostituto alla Segreteria; di monsignor Alberto Perlasca, a capo della sezione amministrativa; e del potente laico Fabrizio Tirabassi, uomo della finanza. Oltre a Tirabassi, capitali per 48 milioni sono stati sequestrati a Raffaele Mincione, l’uomo a cui otto anni fa furono affidati 200 milioni di dollari da investire e che lui indirizzò per la metà verso un palazzo di Londra (che era già suo) e per il resto in operazioni più che altro speculative, anche in Borsa. Altri 9,6 milioni sono stati sequestrati a Gianluigi Torzi, che nel novembre fu ingaggiato dalla Segreteria per rompere il rapporto con Mincione, con cui era in affari. Mentre 3,6 milioni confiscati sono di Enrico Crasso, banchiere di fiducia; 308mila euro di monsignor Mauro Carlino, oltre 242mila euro di monsignor Perlasca, che però non è stato rinviato a giudizio. Secondo le accuse l’alto funzionario Vaticano, Fabrizio Tirabassi, sarebbe stato per anni retribuito dalla banca svizzera Ubs mentre era dipendente della Santa Sede. I magistrati vaticani sospettano la corruzione, mente i suoi legali, Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, parlano di «benefit» cui i «superiori erano a conoscenza». Negli ultimi dieci anni è stato il braccio destro di monsignor Perlasca e del suo diretto superiore, il cardinale Becciu, e prima di monsignor Gianfranco Piovano, fino al 2009 mente finanziaria della Segreteria. Insomma, uno dei laici più influenti delle finanze vaticane. L’indagine, partita dall’investimento nel palazzo di Sloane Avenue a Londra, era arrivata fino a Celano, in un magazzino agricolo in uso a Onofrio Tirabassi, padre 89enne del funzionario vaticano. Qui lo scorso novembre la Finanza e la Gendarmeria vaticana avevano scoperto e sequestrato chili e chili di monete in oro e argento custodite dentro delle ceste e circa 200 mila euro in contanti dentro una cassaforte.
Da oltre trent’anni dipendente vaticano con uno stipendio medio di 2.500 euro, Tirabassi (con Perlasca) è stato custode dell’Obolo di San Pietro, “bruciato”, secondo le accuse, in investimenti speculativi e costi professionali. Dalle pieghe dell’inchiesta spuntano nuove operazioni anche queste promosse o favorite dal celanese. (f.d.m.)
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