Sequestrati microcelluari diretti a un boss

23 Luglio 2020

La scoperta nel carcere fatta dagli agenti penitenziari: erano nascosti nei tubetti di schiuma da barba

SULMONA. Due mini cellulari nascosti in un tubetto per la schiuma da barba destinati ad un boss detenuto nel carcere di Sulmona.
La scoperta è stata fatta dagli agenti della polizia penitenziaria della casa di reclusione di via Lamaccio che ieri mattina hanno rinvenuto e sequestrato i due telefoni della lunghezza di 6,5 centimetri e larghi 2,5.
Non è stato facile arrivare alla scoperta visto che i cellulari erano ben occultati nella particolare confezione.
Durante i controlli della merce da consegnare e maneggiando accuratamente il tubetto di schiuma da barba, un agente si è accorto che all'interno c'era qualcosa di solido e dopo averlo aperto hanno trovato i due microtelefoni destinati ad un boss salernitano dell'organizzazione criminale del Cilento, con i quali avrebbe potuto comunicare con l'esterno e dare indicazioni direttamente dal carcere.
Sulla vicenda è stato presentato un rapporto alla Procura di Sulmona ed è stata aperta un'inchiesta interna per accertare le responsabilità.
Si tratta di un episodio che se da un lato mette in evidenza il buon funzionamento della rete dei controlli interni, dall’altro conferma il pericolo per il quale i boss, anche se in isolamento, sono talvolta in grado di comunicare con l’esterno vanificando, in tal modo il significato e lo scopo della detenzione.
Il carcere di Sulmona si conferma essere bisognoso di un maggior numero di personale visti i problemi di notevole spessore che si presentano con cadenze molto ravvicinate.
Appena poche settimane fa, per esempio, un poliziotto penitenziario è stato aggredito da un detenuto, già autore di episodi analoghi, e ha fatto ricorso all’ospedale per cure e accertamenti.
«L’Istituto peligno», hanno detto a più riprese i sindacati, «soffre di carenza di personale ruolo agenti/assistenti e la Cgil ha già aperto una vertenza con l’amministrazione, con una serie di iniziative volte alla tutela degli addetti ai lavori che, in questi giorni, sono già in affanno per i gravosi carichi di lavoro». Finora, però, i riscontri non ci sono stati. (c.l.)
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