Serate senza balli, discoteche al collasso
Locali chiusi e personale licenziato. I titolari: abbiamo provato a resistere, ma non possiamo fare nulla
AVEZZANO. Le sfere specchiate delle discoteche sono ormai ferme da mesi. Il popolo della notte che amava ritrovarsi e ballare, a causa del Covid ormai sta cambiando abitudini e tutto l'indotto dei locali di pubblico spettacolo è paralizzato. Dj, animatori, barman e buttafuori sono a casa e non sanno quando e se potranno tornare a lavorare. Anche nella Marsica la situazione è drammatica e nonostante qualcuno abbia provato a reinventarsi ora sono tutti fermi con affitti e tasse da pagare. «La chiusura di marzo è stata responsabile perché eravamo in emergenza», commenta Cristina Pascucci del “Fragile”, storico locale della città, «avevo una grande responsabilità sia verso i clienti, sia verso i dipendenti e quindi ho anticipato la chiusura». La situazione però non è andata verso il peggio. «Il governo inizialmente ci ha dato degli aiuti che ci hanno permesso di sostenere le spese vive, poi però la macchina si è bloccata e la Regione si è completamente dimenticata del nostro settore», tiene a evidenziare Pascucci,«quando in estate la forma violenta del virus si è fermata hanno dato modo a tutti di riprendersi, tranne che a noi. I bar hanno messo i tavoli ovunque e hanno organizzato eventi e cene spettacolo, noi invece pur avendo lo spazio a disposizione siamo rimasti chiusi».
Secondo l’esercente «ci avrebbero potuto permettere di fare una cena teatro, l'esibizione di un cantante, un piano bar e invece niente. Da 25 anni faccio questo lavoro e ora mi ritrovo con una generazione che ricorda di essersi divertita e quella di oggi, invece, di aver bevuto fuori da un locale perché ormai non c'è più niente per loro. l giovani li stiamo dimenticando. Prima della pandemia avevamo circa 15 persone che lavoravano con noi, ora stanno tutti a casa. Abbiamo provato a reinventarci ma ora non possiamo fare più nulla».
Il “Fragile” da marzo non ha più aperto. Stessa cosa all'Habana caffè dove si ballava ogni venerdì e sabato. «All'aperto abbiamo fatto qualche serata quest'estate, poi il ballo è stato bloccato», precisa Gianni Napoleone, «i venerdì da sempre dedicato al latino- americano sono stati sospesi perché balli di contatto: siamo rimasti aperti per un po' come bar il sabato, con ascolto musica e servizio ai tavoli, distanziamento, mascherine e tracciamento: ora siamo chiusi perché con il blocco a mezzanotte non possiamo fare nulla. Da noi lavoravano circa 15 persone. In un primo momento ho attivato la cassa integrazione, ma quando è finita sono andati via perché non c'era prospettiva di riapertura. I contagi purtroppo aumentano in modo esponenziale, cercano di non far chiudere le attività e lo comprendo, ma se continua così il dramma vero sarà a Natale». (e.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

