«Serve una zona economica speciale»

4 Novembre 2018

L’appello di Rainaldi (Confindustria): «Veicolare i fondi del 4 per cento per insediare nuove imprese»

L’AQUILA. «L’Aquila è fuori dalla zona economica speciale, partita per il rilancio delle zone portuali, ma che in Abruzzo si sta allargando a macchia d’olio. Chiediamo che il capoluogo di Regione venga inserito nella Zes, utilizzando i fondi del 4 per cento, in parte ancora spendibili, per veicolare queste risorse sull’insediamento di nuove imprese, andando in deroga a processi burocratici che limitano gli investimenti».
La richiesta parte dal delegato alla ricostruzione di Confindustria, Ezio Rainaldi, che rivolge un richiamo «a tutte le associazioni del territorio, a fare squadra e mettersi a lavorare su un percorso comune. Propongo», dice Rainaldi, «alla politica locale e alle associazioni di categoria di far ripartire il tavolo programmato per sviluppare investimenti. All’Aquila non c’è una sola nuova azienda: i nuclei industriali sono pieni di magazzini».
Secondo Rainaldi, che torna sul tema della zona economica speciale, «la geografia presentata dalla Regione, sicuramente per fini elettorali, si sta espandendo sempre di più, ma taglia fuori solo l’Aquilano. Alle Zes possono essere ammesse anche aree non adiacenti a quelle portuali, ma collegate alle stesse da un nesso economico: ne è un esempio Avezzano con l’interporto».
La Zes dà la possibilità di accedere a un credito di imposta proporzionale al costo dei beni acquistati. Per ciascun investimento realizzato fino al 2020, ci sono in ballo 50 milioni in credito di imposta con la clausola del mantenimento dell’attività per almeno cinque anni.
A preoccupare Confindustria è il tessuto imprenditoriale aquilano.
«Abbiamo l’impellente necessità di promuovere il territorio e renderlo appetibile per nuovi investimenti», dice Rainaldi. «Le piccole e medie imprese, che ancora stanno subendo gli effetti negativi del sisma, hanno sulla testa la spada di Damocle delle tasse sospese e il problema della doppia tassazione nei nuclei industriali. Qui rischiamo di perdere duemila posti di lavoro e di far chiudere centinaia di aziende. Bene la vocazione di città della ricerca e dello sviluppo», incalza Rainaldi, «che pur catalizzando fondi pubblici considerevoli, da sola non è sufficiente alla ripresa economica del territorio». «Le piccole e medie imprese aquilane rischiano di restare fuori da tutto», conclude il delegato di Confindustria alla ricostruzione, «dai benefìci della ricerca e della zona economica speciale». (m.p.)
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