Servizi non richiesti, la Tim paga

14 Marzo 2020

Sentenza pilota: compagnia telefonica deve risarcire 150 euro per danni esistenziali a un utente

L’AQUILA. Depositata una sentenza “pilota” del tribunale a carico della Tim accusata da un utente che contestava l’attivazione non autorizzata di servizi a pagamento. Si tratta di un tipo di vertenze molto copioso, visto che, a prescindere da questo caso, sono milioni gli italiani che utilizzano servizi aggiuntivi via internet da smartphone ma il 4 per cento di loro non ha mai chiesto di farlo, e si è ritrovato abbonato.
Il ricorrente, pertanto, ha sostenuto nel giudizio di non avere mai richiesto e tantomeno sottoscritti contratti per quei servizi e che non avevano avuto esito i tentativi di conciliazione fatti al Corecom. La Tim, comunque, aveva fatto opposizione su tutta la linea contestando la richiesta di risarcimento di 500 euro complessivi. Ma il giudice di Pace, Sonia Lustri, ha dato ragione al ricorrente. «La domanda formulata», si legge nella motivazione, «merita l’accoglimento. Dalla documentazione prodotta, in particolare dagli addebiti, risulta che siano stati addebitati all’utenza telefonica del ricorrente dei costi relativi a servizi aggiuntivi, peraltro eseguiti da soggetti diversi dalla Tim, ma il cui costo è stato prelevato dalla Tim stessa. La ditta convenuta ha contestato la domanda eccependo che l’attivazione di tali servizi sia da attribuire all’attore il quale, volontariamente o involontariamente, avrebbe attivato il servizio con costi a suo carico». «Va osservato», dice ancora il giudice, «che la Tim ha l’onere di informare i consumatori circa il fatto che il contratto preabilita la sim alla ricezione di servizi sovrapprezzo. Nella fattispecie la convenuta non ha offerto alcuna prova che il ricorrente abbia stipulato un contratto, anche in forma elettronica, tale da autorizzarla agli addebiti. La procedura poggiata su un meccanismo automatico di attivazione del servizio, basato sull’assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente a pagamento... non consente al consumatore di avere la consapevolezza dell’attivazione dei servizi e può provocare l’adesione non richiesta o involontaria». La Tim è stata condannata a 150 euro di danni esistenziali oltre alla restituzione di quanto pagato per il servizio (13 euro) e spese legali. La causa è stata intentata dall’avvocato Massimiliano Di Francesco per conto di Adusbef.
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