«Servizi sociali in crisi nelle aree interne»

4 Marzo 2020

L’AQUILA. Pierluigi Iannarelli, segretario del Circolo Sinistra Italiana dell’Aquila, denuncia la situazione dei servizi della comunità montana. «Al 31 dicembre 2019 è scaduto il contratto con 4 co.co...

L’AQUILA. Pierluigi Iannarelli, segretario del Circolo Sinistra Italiana dell’Aquila, denuncia la situazione dei servizi della comunità montana. «Al 31 dicembre 2019 è scaduto il contratto con 4 co.co.co dei servizi distrettuali della zona di gestione Sirentina appartenente all’Ambito distrettuale 5 (42 comuni, che vanno da Pizzoli a Goriano Sicoli e comprende anche l’Altopiano delle Rocche, afferenti all’Ecad 5 Comunità Montagna Aquilana). Si tratta di una psicologa, un sociologo e due assistenti sociali. Tale personale contrattualizzato dal 2007 ( da 13 anni) con la Comunità Montana Sirentina all’improvviso non ha potuto più continuare a operare sul territorio nonostante la volontà dei sindaci della zona a mantenere tali professionalità e a garantire la prosecuzione degli interventi sociali da loro seguiti. Dal primo gennaio 2020 sono venuti meno i servizi sociali territoriali, in un’area interna già fortemente penalizzata per la chiusura di molti servizi pubblici e a oggi tale situazione ancora non sembra trovare risposta, anzi si sta concretizzando in un’assenza di servizi sociali sul territorio Sirentino, ciò nel concreto significa non avere un segretariato sociale nei comuni, non avere un assistente sociale che svolge il servizio sociale professionale a domicilio, non avere lo sportello per il reddito di cittadinanza, in aiuto sia dell’utenza che dei comuni, non avere lo psicologo del servizio psico-socio-educativo territoriale che da anni lavora in rete con Asl, medici di base e scuole, non avere l’ufficio di zona deputato a gestire il territorio in tutte le situazioni di richiesta di assistenza e supporto, come sottoscritto dai 42 sindaci dell’Ads 5. Sono due mesi che il territorio già vive privo di tali servizi di prossimità». Iannarelli parla di «servizi essenziali che non si potevano interrompere» e conclude affermando che «le aree interne non hanno bisogno di progetti faraonici che costano milioni di euro, bensì di sensibilità e qualità dei servizi».