Sessanta capannoni saranno demoliti

Partono le notifiche: 18 mesi di tempo agli imprenditori per smontare i prefabbricati-dormitorio per gli operai
L’AQUILA. Sessanta capannoni realizzati nel post-terremoto devono essere smontati e rimossi in diciotto mesi.
Stanno partendo in questi giorni, dagli uffici comunali, le notifiche che saranno recapitate agli imprenditori, i quali dovranno adempiere entro il termine stabilito. Il provvedimento di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, inizialmente, riguardava oltre cento prefabbricati (alcuni dei quali di grandi dimensioni, anche fino a mille metri quadrati) realizzati in parte su terreni agricoli, grazie alla delibera 711 del 2010, come opere provvisorie a servizio delle maestranze impegnate nei cantieri della ricostruzione, e in parte su terreni edificabili oppure sulle famigerate aree bianche, vale a dire quelle a vincolo decaduto. Tuttavia, al termine di una serie di accertamenti, sono una quarantina i capannoni passati indenni al vaglio degli uffici tecnici. Per gli altri il Comune è deciso ad attuare la linea dura, senza ripensamenti.
Le notifiche di demolizione per i 60 manufatti saranno a cura del settore urbanistico, che pubblicizzerà l’elenco dei destinatari del provvedimento che sarà trasmesso anche all’Associazione nazionale costruttori edili per gli adempimenti successivi. In consiglio comunale è stata bocciata, di recente, una mozione dei salviniani che chiedeva una proroga di altri cinque anni per le strutture provvisorie delle ditte. Ora il Comune passa alla fase operativa.
Per mettere ordine alle opere provvisorie post-sisma, dunque, si comincia dai capannoni, visto che nulla è stato deciso sulla sorte delle casette provvisorie. Molti dei capannoni interessati dalle demolizioni sono nati con lo scopo di ospitare le maestranze del post-terremoto. Le imprese edili, con semplice comunicazione al Comune, vi hanno realizzato campi base, dormitori e mense per maestranze, uffici, depositi e magazzini. Insomma, veri e propri stabilimenti aziendali. La vicenda è approdata anche davanti ai giudici amministrativi: per alcuni dei manufatti il Tar aveva riconosciuto l’inesistenza del titolo edilizio. Ora che l’emergenza è cessata, i capannoni vanno smontati e dev’essere garantito anche il ripristino ambientale. L’obiettivo è quello di arrivare alla progressiva riqualificazione delle aree interessate dalle trasformazioni indotte a seguito del sisma. Il termine è di 18 mesi dall’avvio del procedimento amministrativo. I controlli saranno affidati all’ispettorato urbanistico.
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