Settanta anni fa le scosse che colpirono Campotosto

Nonna Vincenza ha 98 anni e ricorda quell’evento come anche il sisma del 2016/17 «Latte in polvere e tonno dagli elicotteri». Case di paglia e tende per dormire
CAMPOTOSTO. «Ci buttavano il latte in polvere dagli elicotteri». Vincenza Zilli ha 98 anni, ma ha ancora ricordi nitidi del terremoto (magnitudo 5.6) del 5 settembre del 1950, 70 anni fa, a Campotosto. In un paese di pastori e allevatori quel latte in polvere sembrò quasi una provocazione. Nessuno o quasi aprì le scatole. Dall’alto arrivarono però anche biscotti, formaggini per bambini, scatolette di tonno che all’epoca erano un lusso. Al parroco don Anselmo furono portate maglie, cappotti, indumenti intimi che furono distribuiti alle famiglie. Non era roba di grande qualità, ma in vista della stagione fredda potevano in qualche modo servire.
GLI AIUTI. Quegli elicotteri che lanciavano pacchi dall’alto e i vestiti arrivati in parrocchia furono gli unici segnali che il “mondo” sapeva che a Campotosto c’era stato il terremoto. A dire il vero pure gli abitanti di Campotosto non sapevano cosa era successo in altri borghi del Centro Italia. La Tv era di là da venire, la radio ce l’avevano in pochissimi, i giornali manco a parlarne. Qualche giorno dopo giunsero un po’ di tende che furono sistemate in piazza, davanti alla chiesa parrocchiale, come documenta una vecchia foto. La gran parte degli abitanti di Campotosto, però, si arrangiò realizzando casette con la paglia per poter dormire all’aperto.
LA TESTIMONE. Con l’arrivo dell’inverno, racconta ancora Vincenza, che all’epoca aspettava un bambino, «abbiamo dato una ripittata e siamo tornati a casa nostra. La Protezione civile? Non sapevamo nemmeno cos’era». La chiesa fu seriamente danneggiata e si decise di demolirla quasi completamente e farne una nuova. L’unica cosa che si salvò fu l’altare. Ora anche la “nuova chiesa” non c’è più: prima le scosse del 2009 e poi quelle del 2016 l’hanno talmente danneggiata che non è rimasto altro da fare che abbatterla (al suo posto per adesso c’è una chiesetta provvisoria). La stessa cosa è successa col vicino municipio e il Comune è ancora ospitato in un piccolo container.
SISMA DIMENTICATO. Quel terremoto di 70 anni fa è stato a lungo dimenticato. Si sa che a Campotosto (da una decina di anni erano iniziati i lavori per il lago artificiale) non ci furono vittime, ma la paura fu tanta. La scossa più forte (dentro una serie che durò circa due anni) avvenne il 5 settembre 1950 alle 4.08 e colpì tutta l’Italia centrale (come quello del 2016) e in particolare le province di Teramo, Pescara, L’Aquila e Rieti. I giornali dell’epoca si occuparono del terremoto per un paio di settimane. Poi più nulla. Studi su quell’evento in giro ce ne sono pochi. E sono quasi tutti di taglio scientifico e quindi quasi “illeggibili” per i comuni mortali. In uno è scritto: “In base ai dati acquisiti sulla distribuzione del danno è possibile ipotizzare che il terremoto del 1950 sia stato causato da una sorgente con direzione circa Est-Ovest, situata al di sotto dell’edificio strutturale della Laga, tra Campotosto e Pietracamela”.
IL BILANCIO. “Il quadro complessivo degli effetti vide in totale due vittime e un centinaio di feriti, oltre a un’estesa area di danneggiamento tra le province di Rieti, Teramo, Pescara e Ascoli Piceno. Alla scossa del 5 settembre del 1950 seguirono diverse repliche: tra queste le più significative furono quelle del 18 settembre 1950 con lievi danni nell’area di Montereale e poi un’altra nell’agosto del 1951”. Ci sono poche tracce di cronache o racconti di quanto accadde nel paese sul lago. E anche per questo quell’evento è finito nel dimenticatoio. Gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta furono quelli del boom economico da cui Campotosto non trasse molti vantaggi. In tanti decisero di andarsi a cercare una vita migliore altrove. Oggi, a causa soprattutto delle scosse del 2016, Campotosto è un paese in gran parte distrutto e dove la ricostruzione stenta a partire. Ma in chi ha deciso di resistere c’è tanta voglia di andare avanti e di non mollare. Come fece nonna Vincenza nel 1950.
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