«Sette ore d’attesa in ospedale»

L’ex preside Bernardini denuncia un caso di malasanità e fa appello all’assessore regionale Paolucci
AVEZZANO. Quasi sette ore di attesa al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Una disavventura che ha avuto come protagonista Angelo Bernardini, ex preside del Liceo scientifico di Avezzano e già consigliere al Comune di Carsoli. Bernardini ha inviato una lettera di protesta direttamente all’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci.
«L’ho fatto partecipe delle disavventure che capitano ai pazienti in Abruzzo», afferma Bernardini, «alle 21.50 sono arrivato in ospedale per un dolore lancinante al malleolo destro. Mi sono messo in attesa per la visita, con un codice verde. Nel frattempo la caviglia si è gonfiata, fino a diventare un pezzo di legno. Qualche altro paziente si è stufato ed è andato via. Finalmente alle 4.20 del mattino è arrivato il mio turno: dico di non aver subìto traumi, ma mi fanno fare ugualmente le lastre. E non c’è niente. Mi danno, dopo sette ore, i fogli da portare al medico curante. Una nottata per non sapere nulla, con diagnosi nulla. Ma il mio è solo un caso: mi dicono che è la normalità l’attesa di almeno cinque ore. Un signore di Cappelle dei Marsi, prima di me, ha dovuto aspettare otto ore e mezzo prima di esser visitato. Non so se l’assessore Paolucci o il direttore generale della Asl si sono mai informati sulle inefficienze paurose della sanità abruzzese».
Ma la storia raccontata da Bernardini non è finita.
«Il medico curante ha dovuto rifare tutta la procedura: doppler alla gamba ed eco muscolo tendinea urgente», racconta ancora l’ex preside, «sono andato a prenotare: se urgente deve andare a Castel di Sangro, da Casoli sono 150 chilometri. Alla mia richiesta di farla a Tagliacozzo perché è qui vicino mi viene risposto che va tolta la dicitura urgente e se ne parla tra tre mesi. Diversamente come si può fare? Chiedo ancora e la spiegazione è stata: può farla intra moenia giovedì 22, ma deve pagare 70 euro. Visto che il male ce l’ho io, ho pagato. Ma, in realtà, con tutte le ritenute che mi fanno sulla pensione, avevo già pagato».
La lettera all’assessore Paolucci si chiude con un appello: «Mi dica assessore se questa è sanità. La prego trovi un rimedio, più personale, controlli su quanti non lavorano, e non rilasci più interviste vantando l’efficienza della sanità abruzzese. Grazie a Dio non sono un frequentatore di pronti soccorsi, ma mi era capitato di dover ricorre ad un pronto soccorso a Verona: mi creda, tutt’altra efficienza, tutt’altra professionalità. E come io faccio il paragone in un verso, a qualche veneto che capita in Abruzzo verrà in mente di fare il paragone al contrario».
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