Sfida nel nome di Ovidio fra i “genietti” del latino

18 Aprile 2015

Traduzione delle Metamorfosi, in 64 si contendono il Certamen di Sulmona Coinvolti Licei italiani ed europei: «Lingua che fa comprendere il presente»

SULMONA. Per la generazione 2.0 tradurre latino non è soltanto una sfida, ma anche un’opportunità per conoscere meglio origini e attualità. I 64 “genietti” del latino, provenienti da Italia ed Europa, si sono dati appuntamento in città per la 16esima edizione del Certamen Ovidianum Sulmonense. Dalle 9 di ieri, al Liceo classico di via Di Giacomo, ha preso il via l’incontro di lingue e tradizioni. Gli studenti arrivano da Germania, Romania, Francia, Montenegro e dalle principali città italiane, pronti a tradurre i 38 versi tratti dal libro X delle Metamorfosi di Ovidio, la storia di Orfeo e Euridice. Il primo a terminare la traduzione, con una mezz’ora di anticipo rispetto al termine fissato, è Mitar Simun del Liceo classico di Podgorica, capitale del Montenegro. È tra i migliori studenti della sua scuola, eccelle in latino, ma è anche appassionato di nuove tecnologie. «Però lo studio del latino» racconta «insegna soprattutto a capire meglio le situazioni della vita. E aiuta a comprendere la storia, che spesso si ripete. Infine, prepara ad affrontare la vita con educazione e moderazione».

Poco dopo lo studente montegrino escono due studentesse tedesche e una romena. Tra i primi liceali italiani a terminare la prova c’è Alessandro Russo, del Liceo classico “Socrate” di Roma. «Il Certamen» racconta Risso «è un’interessante esperienza formativa: discendiamo dai latini e la cultura classica è parte integrante delle nostre origini. Lo studio del latino, nell’epoca moderna, resta fondamentale per comprendere il passato e anche il presente».

I docenti, che hanno accompagnato gli studenti, aspettano fuori dal Liceo. Ma qual è l’importanza di studiare il latino e l’opera di Ovidio nell’era digitale.

«Credo che Ovidio sia polo di attrazione» sostiene Arturo De Vivo, docente all’Università Federico II di Napoli e componente della commissione del Certamen «il poeta suscita interesse intorno alla lingua in cui si esprime, è una figura asimmetrica che incuriosisce anche chi non è addetto ai lavori. Gli studenti che partecipano al Certamen di Sulmona hanno una preparazione medio-alta. Resta il presupposto fondamentale che la formazione classica fornisce un metodo e un senso della complessità, affina e sviluppa la mente anche a chi si dedicherà poi alle materie scientifiche. Lingue che danno un senso della complessità della cultura».

La dirigente scolastica del Classico di Sulmona, Caterina Fantauzzi, è entusiasta. «Il latino» interviene «è la lingua della nostra classicità, un elemento di uguaglianza».

Anche per la generazione 2.0.

Chiara Buccini

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