«Sfrattato per colpa del Salvabanche»

22 Novembre 2017

Il 63enne ha ricevuto l’ordine di liberare la casa: «L’ho pagata 150mila euro, ma dopo il crac della ditta di costruzioni non è più mia»

AVEZZANO. Invalido al 100%, inabile al lavoro, malato cronico e sfrattato da una casa pagata e messa su con tanti sacrifici. Ma soprattutto protagonista di un’angosciante storia kafkiana. Si chiama Salvatore Pompei, 63 anni, che ieri mattina si è ritrovato l’ufficiale giudiziario, il fabbro, due assistenti sociali, un medico, i volontari della Misericordia e due agenti di polizia nel suo appartamento di via monsignor Bagnoli ad Avezzano. Tutti pronti a eseguire “l’ordine di liberazione” firmato dal giudice del tribunale.
La casa che Pompei ha pagato 150mila euro, prima di spenderne altri 80mila per rifinirla, appartiene ufficialmente a una banca. Istituto di credito che ne è entrato in possesso quando la società immobiliare costruttrice è caduta in disgrazia economica. Poco prima che avvenisse il passaggio ufficiale dal notaio. Di fatto, l’uomo, ex revisore dei conti anche di Comune e Asl, ha sottoscritto soltanto un contratto preliminare di compravendita. Vicenda simile a quella di altre cinque famiglie che hanno acquistato gli appartamenti nella palazzina (tutti “sigillati” dal tribunale). Pompei vive nella casa dal 2009 e da allora è cominciata anche la sua odissea con le leggi italiane. «Sono una povera vittima del decreto Salvabanche che non tutela il cittadino», afferma il 63enne, «tutti gli atti a mia disposizione dimostrano che sono il legittimo possessore dell’immobile, ma questi pezzi di carta non valgono contro la banca che va tutelata. L’altra assurdità è che ho fatto un’istanza di assegnazione per pagarla subito e poterci restare. E il giudice l’ha rigettata. Ho preso una fregatura dalla società immobiliare, è vero, ma non mi possono sbattere in mezzo a una strada. Prendo venti farmaci al giorno perché sono gravemente malato, ma di fronte a tutto ciò la legge è impietosa. Non sto rubando nulla, sono un cittadino italiano, ho sempre rispettato il prossimo. Ma non saprei dove andare, visto che le mie figlie vivono lontano da Avezzano. E poi chi si prenderà cura del mio gatto? Ho anche detto che sono disponibile a riprendere la casa all’asta, già fissata per il prossimo 18 gennaio, mentre la prossima settimana ci sarà l’udienza per decidere sull’opposizione allo sfratto proposta dal mio avvocato. Non vedo qual è l’urgenza di questo sgombero».
Il tira e molla è andato avanti per un paio d’ore. E ci sono stati lunghi momenti di tensione quando l’avvocato di Pompei, Gianni Paris, ha fortemente contestato il provvedimento che l’ufficiale del tribunale era chiamato a eseguire. Il 63enne è stato visitato anche dal medico. «La vicenda», sottolinea l’avvocato Paris, «è la classica situazione della giustizia che non può applicare il buon senso. Ci troviamo di fronte a una persona con serie difficoltà e non è giusto ciò che sta subendo. Mi sono battuto come se avessi difeso mio padre perché non si può mettere in mezzo a una strada un malato di 63 anni».
Alla fine del tira e molla è arrivata la proroga al 4 dicembre sulla validità dell’opposizione o meno. Così Pompei è potuto restare nel proprio appartamento. Ci ha pensato l’ispettore capo del commissariato di polizia, Hermes Eramo, nel frattempo intervenuto in via Bagnoli, a individuare la soluzione di buon senso. Ma la kafkiana storia del signor Pompei non è conclusa.
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