Sfratto per 170 famiglie, è un caso la nuova Scuola dei vigili del fuoco

Si apre un altro fronte a Sassa: trasferimenti per far posto agli allievi della struttura di formazione Entro il 31 dicembre gli assegnatari dovranno lasciare l’alloggio per l’ennesimo trasloco post-sisma
L’AQUILA. Entro il 31 dicembre 170 famiglie dovranno lasciare il proprio appartamento del Progetto Case di Sassa Nsi. Stanno arrivando in questi giorni gli avvisi del Comune che annunciano agli inquilini le prossime procedure di sgombero degli alloggi, in vista della nascita, all’Aquila, della Scuola nazionale dei Vigili del Fuoco, un progetto finanziato con 15 milioni per il triennio 2021-2023 e con un milione a decorrere dal 2024. La città si prepara a ospitare fino a 750 allievi e, in base alla convenzione stipulata con il Dipartimento dei vigili, approvata dalla giunta lo scorso 29 giugno, il Comune donerà 18 palazzine del Progetto Case di Sassa, che saranno riconvertite in parte a foresteria per gli allievi e i docenti e in parte ad aule didattiche, aule studio e laboratori. «Tutte le famiglie avranno alloggi alternativi», l’impegno preso dall’assessore comunale al Patrimonio Vito Colonna. Ma molti residenti non ci stanno, soprattutto quelli che ancora non rientrano nelle proprie abitazioni: «Stiamo vivendo un incubo e un’ingiustizia profonda», dicono, «costretti a lasciare le nostre case dopo 12 anni». Il 18 agosto si svolgerà un’assemblea, promossa dal coordinamento Erp, Edilizia residenziale pubblica, e dal Comitatus aquilanus, che stanno cercando un accordo per evitare «trasferimenti forzati».
GLI AVVISI. Nella lettera inviata alle 170 famiglie che attualmente vivono negli alloggi provvisori di Sassa, firmata dall’assessore Vito Colonna e dal dirigente Mauro Bellucci, si fa riferimento al progetto del Centro destinato all’addestramento del personale appartenente al corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, “motivo di prestigio e di orgoglio per la città dell’Aquila e dei centri limitrofi”, e si spiegano le motivazioni che hanno portato a individuare nel progetto Case di Sassa l’area dove realizzare la struttura. I nuclei familiari dovranno quindi trasferirsi “in altri alloggi che risultano nella disponibilità del Comune, aventi analoghe caratteristiche abitative delle strutture che dovranno essere sgomberate entro il corrente anno 2021. Da qui, “consapevoli degli inevitabili disagi che le famiglie dovranno affrontare, al fine di ridurne gli effetti e in termini di assoluta collaborazione”, s’invitano inquilini a compilare un modulo, indicando la composizione del nucleo familiare.
LA MOBILITAZIONE. L’incontro per definire eventuali iniziative è stato fissato per il 18 agosto, alle 18, nella casetta adiacente il campo di bocce. Il coordinamento Erp, guidato da Antonio Perrotti, invita gli inquilini ad aderire all’iniziativa e nel frattempo ha scritto al sindaco Pierluigi Biondi, al dirigente responsabile della gestione del Piano Case, al presidente dell’Ater e al prefetto. Vengono avanzate proposte alternative, dove localizzare la scuola, come il complesso dell’ex Reiss Romoli, l’immobile dell’ex Sercom di Sassa, con attiguo Piano Case, o il Piano Case di Preturo, data la vicinanza con l’aeroporto. Perrotti ricorda che gli abitanti del Progetto Case di Sassa non sono disponibili a trasferimenti forzati, «rimanendo disponibili solo ad avvicinamenti alla città e ai posti di lavoro che configurino sostanziali economie di denaro e di tempo per le famiglie».
LE PROTESTE SUL WEB. C’è chi è pronto a rivolgersi «per questo scempio, a Silvio Berlusconi, con Tajani e il caro Sestino Giacomoni. Loro fecero tanto per la sistemazione degli aquilani nel post-sisma e adesso le famiglie che non hanno ancora una casa vengono sbattute fuori». Altri suggeriscono diverse sistemazioni per i vigili del fuoco: «Ma perché hanno scelto Sassa? Non potevano sistemare loro a Camarda o Assergi, senza disturbare le famiglie?». Chi si appella ai fitti: «Spostano noi che paghiamo 250 euro di affitto al mese per alloggiare loro: bell’affare ha fatto il Comune», e chi si preoccupa delle bollette: «E i consumi delle utenze chi li paga?». Qualcuno, però, prova a difendere il progetto e arriva la replica: «Non c’è un’indignazione per la scuola dei Vigili del Fuoco, ma per la modalità che il Comune sta utilizzando a discapito di persone che verranno buttate fuori per far entrare altre persone».
E non mancano accuse nei confronti degli amministratori.
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