Si cercano tracce dell’assassino Ascoltate decine di persone

Sentiti dirigenti e colleghi dell’azienda dei rifiuti. Ispezionato anche l’armadietto dell’operaio ucciso Nei giorni scorsi sono stati sequestrati 7 sacchi di piantine di marijuana trovati nella casa in legno
L’AQUILA. Si scandaglia sulle frequentazioni di Paolo D’Amico, il 55enne di Roma, dipendente dell’Asm, assassinato a coltellate nella sua casa in legno di Barisciano. Questo il non facile lavoro che i carabinieri del Reparto operativo stanno facendo cercando di trovare (tra i pochi contatti) spiragli sul movente dell’omicidio. Ciò a fronte della vita quasi da eremita che conduceva la vittima, persona nota per la sua riservatezza. Ma questo aspetto, per certi versi, aiuta gli investigatori in quanto restringe il campo d’azione. Al momento l’indagine, per omicidio volontario, è ancora contro ignoti. C’è qualche sospettato, ma per gli avvisi di garanzia c’è ancora tempo.
BLITZ ALL’ASM. I militari, in borghese, sono stati notati della sede dell’Asm a Bazzano, dove sono state ascoltate, come persone informate sui fatti, una decina di persone tra dirigenti e impiegati dell’Azienda per capire qualcosa in più sulla vita di D’Amico e sui rapporti che aveva con loro e altri. Tra le altre cose è stato anche aperto il suo armadietto e sono state prese che cose che vi erano dentro. D’Amico, comunque, non sembra che avesse cattivi rapporti con nessuno. A prescindere dalle testimonianze rilasciate degli interrogati, va però aggiunto che, tempo fa, D’Amico aveva manifestato forte dissenso sul fatto che il luogo di lavoro e quello nel quale doveva cambiarsi per indossare la tuta erano lontani per cui doveva spostarsi in macchina. E aveva chiesto, senza successo, di potersi cambiare nella sede di Bazzano. Lui, di fronte al diniego, ci era rimasto male a fronte della spesa di benzina per gli spostamenti. Ma tutto era finito senza strascichi ulteriori. Ci sono state anche alcune audizioni di altre persone per ricostruire il quadro globale delle frequentazioni.
LA DROGA. Gli obiettivi degli investigatori sono anche quelli di capire cosa ci facesse la droga nella sua abitazione. L’uomo, infatti, non era mai stato segnalato come uno spacciatore e non aveva avuto problemi con la giustizia. Sta di fatto che i carabinieri hanno sequestrato qualcosa come sette sacchi di piante e fogliame di marijuana nella sua casa. Nulla esclude che, pur estraneo alla droga, avesse destinato l’abitazione come deposito occasionale e provvisorio dello stupefacente in favore di qualcuno dei suoi pochi conoscenti.
L’AUTOPSIA. Due giorni fa gli anatomopatologi Giuseppe Calvisi e Cristian D’Ovidio hanno effettuato una lunga autopsia che ha confermato come a uccidere il 55enne siano state le coltellate e non colpi di martello. Da tante valutazioni si ha ora la quasi certezza che gli assassini sono stati almeno due, oppure tre, e che l’uomo non abbia avuto particolari margini di difesa nella colluttazione seguita a una possibile lite. Fino a ieri, però, la salma non era stata ancora consegnata ai familiari per i funerali. Se non ci saranno nuovi accertamenti da parte dai periti e della stessa Procura, si ritiene probabile che il nulla osta possa arrivare oggi stesso. Nella giornata di oggi ci dovrebbero essere altre attività sul fronte istruttorio. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Reparto operativo diretto dal colonnello Cosimo Petese e sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, Simonetta Ciccarelli. I parenti della vittima si sono rivolti agli avvocati Antonio Valentini e Francesco Valentini, i quali rappresenteranno in giudizio i familiari qualora dovesse esserci un processo. Ma le parti lese, per legge, hanno un ruolo defilato nelle indagini in questa fase, salvo poi costituirsi all’udienza preliminare e partecipare in modo attivo.
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