Si schiantò in auto sul guardrail: a giudizio dipendenti dell’Anas

Per la morte del vigilante Enzo Casaburi in sette sono accusati di concorso in omicidio colposo Prima udienza ad aprile: gli imputati ritenuti responsabili per la barriera a protezione del viadotto
CASTEL DI SANGRO. Stava effettuando il solito giro d’ispezione per conto dell’Ivri a bordo dell’auto di servizio, quando ha perso il controllo della propria autovettura finendo contro il guardrail. Un impatto fatale in cui un anno fa ha perso la vita Enzo Casaburi, vigilante di soli 22 anni originario di Mercato San Severino, in provincia di Salerno.
L’altro giorno il gup del tribunale di Sulmona, Giovanni De Rensis, ha rinviato a giudizio sette persone, tutte con l’accusa di concorso in omicidio colposo. Si tratta di Carmelina Furfaro (45 anni, di Città Sant’Angelo), Carmelo Ciaccia (46, Celano), Augusto Paterra (67, Palena), Roberto Izzi (47, Campobasso), Giovanni Calabrese (66, Isernia), Davide Frate (63, Rionero Sannitico) e Gianfranco Pagliarone (78, Roseto degli Abruzzi).
Tra gli imputati figurano in particolare due dirigenti del centro di manutenzione del tratto stradale, per le diverse aree di competenza, due capi nucleo, due sorveglianti e il progettista dei lavori di adeguamento delle barriere di sicurezza.
Per la Procura i sette avrebbero concorso a determinare la morte dell’automobilista conseguente a un grave trauma toraco-addominale. In particolare l’ufficio indagini del tribunale contesta a Carmelina Furfaro in qualità di direttore del centro di manutenzione, Carmelo Ciaccia quale capo nucleo, Augusto Paterra quale sorvegliante, Roberto Izzi quale direttore di centro manutenzione area compartimentale Molise SS 652 di Fondovalle Sangro al confine con l’Abruzzo, Giovanni Calabrese capo nucleo, Davide Frate sorvegliante e Gianfranco Pagliarone, progettista dei lavori di adeguamento delle barriere di sicurezza, la colpa nella realizzazione, mantenimento e omessa regolarizzazione della barriera a tre onde collocata a protezione del viadotto, caratterizzata dalla presenza di un cordolo in cemento a terra e dall’assenza di adeguata transizione tra due diverse barriere. Fatti strutturali che, sempre secondo l’accusa, avrebbero procurato un brusco arresto della marcia da parte dell’automobilista, viaggiante senza ausilio delle cinture di sicurezza, e la conseguente apertura dello airbag contro cui si sarebbe abbattuto per l’urto non armonizzato del veicolo. La prima udienza del processo è stata fissata al 16 aprile del 2023 davanti al giudice monocratico.(c.l.)
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