Sicurezza A24 e A25 Rinviata al 9 giugno l’udienza preliminare

27 Febbraio 2021

Strada dei parchi passa al contrattacco: «Nessun ricatto» La società: «Non c’è nessun pericolo sullo stato dei viadotti»

L’AQUILA. Rinviata al 9 giugno l’udienza davanti al gup sull'inchiesta della Procura in merito alle vicende della sicurezza in A24/A25: il giudice ha accolto la richiesta di legittimo impedimento presentata dai difensori del patron di Strada dei Parchi Carlo Toto, ricoverato per Covid al San Raffaele di Milano. Hanno presentato richiesta di costituzione di parte civile il ministero dei Trasporti, le associazioni Codici e Federconsumatori, l’associazione italiana vittime della strada.
QUESTIONE ACQUA. Intanto, Strada dei parchi interviene per precisare la sua posizione. «Sulla questione acqua Gran Sasso, tutte le attività che riguardano la regolazione e la prevenzione dei rischi riguardanti le condotte che si trovano sotto il Gran Sasso non sono di competenza di Sdp. Ogni qualvolta le istituzioni competenti hanno deciso di intervenire sulle condotte che alimentano gli acquedotti il governo ha nominato un commissario: è stato così nel biennio 2005/2006, è così oggi con un commissario nominato proprio per svolgere i lavori per la messa in sicurezza definitiva. Nella primavera 2019 la concessionaria si è trovata in una paradossale situazione. Da una parte la Procura di Teramo che indagava su presunti rischi di inquinamento delle acque, imputando a Sdp di non aver attuato interventi finalizzati a prevenire i rischi; dall’altra il ministero che ribadiva la sua esclusiva competenza in materia e addirittura diffidava di fatto la concessionaria dall’intervenire. In altre parole, la concessionaria e i suoi dirigenti si sono trovati in una posizione evidentemente irrisolvibile: da una parte veniva precluso qualsiasi “intervento di prevenzione” per difetto di competenza; dall’altra si era esposti a un concreto rischio sul piano penale. Consentendo il traffico sotto le gallerie, di fatto, azienda e dirigenti avrebbero corso il rischio che si potesse addebitare loro la reiterazione del reato d’inquinamento contestato».
IL TRAFORO. Sull’ipotesi di chiusura del 2019, l’azienda precisa: «In questa situazione, Sdp si vede costretta a procedere alla chiusura del tunnel del Gran Sasso in mancanza di chiare indicazioni sul comportamento da assumere da parte di tutti gli enti interessati. Chiusura scongiurata proprio dall’intervento del ministero con il quale la concessionaria ha individuato le misure per “mitigare il rischio inquinamento” preannunciate anche alla Procura di Teramo. Misure ancora in atto: la riduzione della circolazione su una sola corsia e la riduzione della velocità nelle gallerie, oltre che la predisposizione di nuovi presìdi di pronto intervento. Proprio alla luce di queste proposte formulate in extremis, una delegazione del governo (tre ministeri: Miur, Mit e Sanità) oltre che i rappresentanti della Regione, il 16 maggio 2019 si sono incontrati con il vertice della Procura di Teramo. All’esito dell’incontro sono state definite le condizioni per evitare la chiusura del Traforo. Una situazione, complessa e delicata, dunque, responsabilmente affrontata con il costante e trasparente coinvolgimento delle istituzioni interessate e nella quale non vi è mai stato alcun comportamento qualificabile in termini di “ricatto”. La vicenda è stata peraltro oggetto di illustrazione da parte dei vertici di Sdp il 29 maggio 2019 alla VIII e IX commissione della Camera. Sono stati prodotti anche tutti i documenti che ricostruiscono in dettaglio tutta la storia delle canalizzazioni del Gran Sasso, dalla loro realizzazione alla concessione rilasciata dall’Anas al sistema degli acquedotti abruzzesi. Gli atti sono ufficiali e pubblici e quindi a disposizione di tutti».
Sull’aumento dei pedaggi, secondo la società, «la tesi secondo la quale Sdp avrebbe esercitato pressioni sul governo è risibile e priva di fondamento. La convenzione che regola la concessione riporta tassativamente le condizioni per l’applicazione degli aumenti, dovuti al verificarsi di precise condizioni e calcolati con criteri oggettivi. Neanche il governo può derogare».
I CANTIERI. Infine, sulla vicenda dei cantieri da mantenere aperti, «l’operatività di Sdp è stata fortemente condizionata da oltre 7 anni di ritardo nell’adozione del nuovo Piano Economico Finanziario, che peraltro, oltre che dalla Convenzione, è imposto da una legge. Di fronte al prolungato e ingiustificato inadempimento del Mit, il Consiglio di Stato, nell’ottobre 2020, ha nominato un commissario ad acta per approvare il nuovo piano. Per svolgere qualsiasi attività la concessionaria deve chiedere le autorizzazioni al ministero e agli organi di controllo (Consiglio Superiore dei lavori pubblici e altri) e tali attività devono essere previste in un Pef. In questo caso il nostro presunto “ricatto” consisterebbe nella richiesta, fatta ripetutamente e ufficialmente al Mit, di accelerare l’approvazione del Pef, in modo da evitare di chiudere i cantieri allora operanti». Sdp vuol chiedere al gup di disporre un incidente probatorio per verificare da subito, con una perizia esterna di tecnici specializzati, lo stato e la consistenza delle strutture autostradali sottoposte a indagine. Le continue verifiche tecniche effettuate in questi anni e in questi mesi sullo stato dei suoi viadotti confermano non c’è nessun pericolo per la sicurezza dell’A24 e A25. Non si comprende l’illazione secondo la quale la società avrebbe celato agli utenti i presunti reali rischi».
LE REAZIONI. Ieri sit-in a palazzo di giustizia di Rifondazione comunista per dire «basta alle autostrade privatizzate». Infine, le deputate M5S Patrizia Terzoni e Carmela Grippa parlano di «gravità inaudita su quanto emerge dall’inchiesta».