Sicurezza in montagna, è scontro Liris-Pietrucci

10 Marzo 2021

Il consigliere regionale del Pd replica all’assessore sull’obbligatorietà dell’Artva: «Vige in Italia e in Abruzzo da oltre 17 anni. Altre le misure su cui impegnarsi»  

AVEZZANO. La tragedia del Monte Velino ha aperto una riflessione in ambito istituzionale sulla necessità di garantire una maggiore sicurezza in montagna anche da un punto di vista legislativo. A tal proposito l’assessore regionale Guido Quintino Liris ha annunciato la costituzione di un tavolo di lavoro con esperti del settore per studiare una proposta di legge che formi e informi chi intende frequentare le vette abruzzesi facilitando, al contempo, i soccorsi in caso di valanga attraverso un kit composto dall’Apparecchio di ricerca dei travolti (Artva), pala e sonda. Una legge che preveda anche un ticket per il pagamento delle prestazioni di soccorso in caso di responsabilità oggettive. Si tratta di un tavolo di lavoro che vede coinvolte alcune delle forze, civili e militari, che hanno operato al campo base di Forme (Massa d’Albe) per 28 lunghi e difficili giorni nelle ricerche di Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e Valeria Mella rimasti vittime di una valanga a Valle Majelama il 24 gennaio scorso.
«Per la sicurezza in montagna servono impegno, serietà e risorse, non proposte che già esistono da 15 anni». È quanto ricorda a Liris il consigliere regionale in quota Pd, Pierpaolo Pietrucci, precisando che «l’obbligatorietà dell’Artva vige già in Italia e in Abruzzo. È un obbligo scritto nell’articolo 17 della Legge 363/2003: “i soggetti che praticano lo sci-alpinismo devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso”. E ancora ciò è scritto nella Legge regionale 24/2005, articolo 99: “i soggetti che praticano lo scialpinismo devono munirsi di Apparecchio di ricerca dei travolti in valanga (Artva), ala e sonda per garantire un idoneo intervento di soccorso”. Volendo contemplare anche gli escursionisti basterebbe un emendamento di mezzo rigo», prosegue Pietrucci. «Promuovere la cultura della sicurezza in montagna richiede una strategia a 360 gradi che dia piena applicazione alla Legge regionale 42 del 2016 (Istituzione rete escursionistica alpinistica speleologica torrentistica Abruzzo (Reasta) per lo sviluppo sostenibile socio-economico delle zone montane e nuove norme per il soccorso in ambiente montano) approvata quattro anni fa su mia proposta condivisa da tutto l’associazionismo montano. Il tutto riportando all’Aquila la sede regionale del soccorso alpino trasferita a Pescara; promuovendo regia condivisa e tavoli permanenti per non essere costretti a discutere solo quando avvengono le disgrazie; incrementando i finanziamenti alle associazioni impegnate a valorizzare la montagna e nel soccorso. E ancora, assicurando adeguati e tempestivi ristori agli operatori della montagna a cui è affidata, con la gestione di impianti e strutture di servizio, una preziosa azione di monitoraggio, presenza e intervento sul territorio; prevedendo investimenti per la manutenzione e la valorizzazione del sistema di sentieri, ferrate e rifugi e rilanciando il lavoro da noi avviato sul Piano d’Area».
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