Silenzio e lacrime, così Celano saluta Luca

In tanti per l’addio al 22enne travolto dal treno. Don Ilvio: impariamo a condividere il gelo dell’anima
CELANO. Non c’era la voce intonata, limpida e cristallina di Luca. Non c’erano neanche la musica della sua band e i concetti profondi e filosofici dei suoi video di Instagram. Ieri tra le mura del castello e davanti al sagrato della chiesa di San Giovanni c’era solo il silenzio di una gelida mattinata di gennaio che la comunità di Celano non scorderà, interrotto a volte dalla voce rotta dal dolore di mamma Monica, sorretta dal marito Loreto, o dal pianto singhiozzante degli amici. La città ha voluto salutare in modo composto e raccolto Luca Piccone, il 22enne di Celano morto martedì pomeriggio travolto da un treno nei pressi della stazione ferroviaria.
La bara, coperta di rose bianche, è arrivata puntuale davanti alla chiesa dove ad accoglierla c’era il parroco, don Ilvio Giandomenico, affiancato per l’occasione da don Carmine Di Bernardo e da don Giuseppe Ermili. Palpabile nell’aria l’incredulità della comunità locale, ancora scossa da una tragedia che non si può spiegare a parole, tanto incomprensibile quanto drammatica. Luca, studente universitario di Filosofia, carattere solare, socievole e brillante, aveva solo 22 anni e una vita ancora tutta da scoprire davanti a sé. Ma a volte, come ha spiegato don Ilvio durante l’omelia, «dobbiamo imparare ad accogliere nella nostra vita anche l’inverno e il suo freddo perché tutti abbiamo delle fragilità e non serve nasconderle, anzi, guai a farlo. Siamo tutti fragili, inutile voler sembrare sempre al top, sempre al meglio e chi vuole negare la fragilità deve invece imparare a custodirla: la nostra e quella degli altri. Oggi», ha aggiunto, «chiediamo solo il silenzio, perché il silenzio ci aiuta ad accogliere una parola che è diversa dalle altre: la parola del Signore che ci invita a essere pronti sempre». Don Ilvio ha poi rimarcato come i tempi della vita siano diversi e imprevedibili. «Per ricordare per sempre Luca», ha affermato, «rifiutiamo i surrogati dell’estate, le caricature, lo sballo, le scorciatoie. Invece impariamo a saper affrontare l’inverno, il freddo, il gelo e il vento che taglia la faccia. Dunque i fallimenti, le delusioni e il gelo nell’anima. Facciamo posto anche all’inverno e affrontiamo quello nostro e quello degli altri condividendolo». (p.g.)
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