Sindaco chiude il Centro di salute mentale
La decisione della Casini dopo il blitz del Nas: sospensione finché non saranno rimosse la carenze
SULMONA. Chiuso il Centro di salute mentale e sospese le attività al Centro diurno psichiatrico di viale Mazzini. Lo ha disposto ieri il sindaco Annamaria Casini dopo l’ispezione dei Nas di qualche settimana fa su sollecitazione del Nursind. Dai controlli dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni erano emerse alcune irregolarità, tra le quali l’ascensore non funzionante e le conseguenti barriere architettoniche, ma anche l’assenza delle certificazioni dell’impianto elettrico e i bagni non attrezzati per portatori di handicap, oltre che le pareti degli ambulatori non rivestite con materiale lavabile. Troppe carenze che hanno spinto il sindaco a disporre la «sospensione immediata delle attività al Centro salute mentale e al Centro diurno di viale Mazzini, fino a quando non saranno rimosse le cause che hanno determinato il provvedimento».
Nel frattempo, il servizio dovrebbe essere trasferito in un ambulatorio all’ospedale. Ma in città sono già scattate le proteste, come quelle dell’associazione Percorsi, che raggruppa i familiari dei pazienti del Centro di salute mentale. «È impensabile sospendere le attività», fa notare il responsabile Dante Del Giovane. «Comprendiamo che il sindaco ha delle responsabilità, ma il provvedimento crea disagi enormi a familiari e pazienti. Per questo abbiamo già chiesto un incontro». Le paure dei parenti dei pazienti e degli utenti del Csm sono legate al fatto che, negli anni, diversi sono stati i traslochi del servizio, che da pochi mesi era stato spostato in viale Mazzini, dopo la trasferta nella zona artigianale, nella ex Croce Rossa. Sono tre i medici e gli assistenti sociali, che insieme a 4 psicologi si occupano di 1.200 pazienti, 400 sulmonesi e 800 del circondario. Dopo il ritorno nella struttura di viale Mazzini, i familiari dei pazienti tornano a sollecitare una soluzione definitiva in città. Più volte l’associazione Percorsi aveva caldeggiato l’ex caserma De Amicis, ancora non concessa al Comune dall’Esercito. La caserma, a pochi passi dalla Villa comunale, era finita nel 2013 nell’elenco nazionale dei 22 beni del ministero della Difesa da dismettere. Dismissione che agevola l’utilizzo a titolo gratuito della struttura, che si estende su un’area di 11mila e 292 metri quadrati, di cui mille e 391 di superficie coperta. (f.p.)
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