«Sindaco, non chiuda la delegazione»
L’AQUILA. Un appello al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, affinché venga scongiurata la soppressione della delegazione di Arischia. A rivolgersi al primo cittadino, dopo i rumors sulla chiusura...
L’AQUILA. Un appello al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, affinché venga scongiurata la soppressione della delegazione di Arischia. A rivolgersi al primo cittadino, dopo i rumors sulla chiusura della sede municipale della frazione aquilana, è il preside Luigi Capannolo, che in una lettera aperta indirizzata a Cialente ripercorre tutte le tappe degli “scippi” perpetrati nel corso dei secoli ai danni del paese. L’elenco prende il via dalla vendita ai marchesi Cappelli della montagna e del bosco di Chiarino, a opera dei fratelli Micheletti, avvenuta nel lontano 1836. All’attualità si arriva passando attraverso la soppressione del Comune, avvenuta nel 1927 per mano del regime fascista, che attraverso l’operazione passata alla storia come la Grande Aquila, decretò la morte delle municipalità di Paganica, Camarda, Bagno, Sassa, Preturo, Arischia, Roio e Lucoli (che più tardi riconquistò l’autonomia). Alcuni anni fa», sottolinea Capannolo, «è stato fatto un lavoro che per me equivale a un crimine». Si tratta dell’eliminazione della piazza del duomo, trasformata in un’area pianeggiante con annessa strada, che secondo Capannolo sarebbe pericolosa e non fruibile da tutti. «È scomparsa, signor sindaco, la più bella piazza del comune, che è stata testimone di mille anni di storia, dove si tenevano assemblee, feste, mercati. Ora corre voce che si vuole chiudere la delegazione municipale, naturalmente con i suoi servizi. Non consenta, signor sindaco, di depredare ancora questa frazione e mortificare ulteriormente la popolazione residente e quella uscita. Vi sono persone anziane o in difficoltà a muoversi e a individuare i diversi uffici e gli enti amministrativi. Abbia considerazione di esse, specialmente nel post-sisma».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

