Sindaco-poliziotto dà la caccia agli “intrusi”

22 Marzo 2020

Montereale, Giorgi nelle 36 frazioni per verificare i rientri in seconde case. Altra proposta dalle Rocche

L’AQUILA. Sindaco-poliziotto scende in strada, al fianco dei carabinieri, per controllare gli arrivi “clandestini” nelle 36 frazioni del suo vasto territorio comunale. Accade a Montereale, dove Massimiliano Giorgi, poliziotto in forza alla Stradale, ieri mattina ha raggiunto ciascuna delle frazioni del centro dell’Alta Valle dell’Aterno per controllare la situazione. Nel corso dei controlli sono state fermate diverse auto, provenienti dall’Aquila e da Roma, e nei prossimi giorni si conoscerà l’esito delle verifiche. Il sindaco Giorgi conferma che «ci sono stati alcuni arrivi nel territorio, ma risalgono ai giorni precedenti l’ultimo provvedimento di divieto. I trasgressori saranno denunciati. Se restiamo isolati abbiamo qualche possibilità in più di preservare la nostra popolazione, in massima parte composta da persone anziane. C’è un’ottima collaborazione tra amministrazione e forze dell’ordine e una componente importante è quella dei cittadini che devono dimostrare, se davvero amano il loro paese d’origine, senso di responsabilità».
ALTOPIANO DELLE ROCCHE. Bloccare le due strade principali che portano all’Altopiano delle Rocche. Questa la proposta dell’ex sindaco di Rocca di Mezzo Emilio Nusca. «Ora è il momento di mettere in campo azioni concrete di tutela insieme a una strategia di più lungo periodo che congeli la situazione, di non contagio, che oggi abbiamo sulle Rocche», dice Nusca. «Per fare questo bisogna bloccare le due strade di accesso. Questo vuol dire organizzare un sistema di controllo con blocchi stradali. I Comuni, se vogliono, possono ricorrere anche ad assunzioni di personale straordinario – limitato in numero e competenze – con funzioni di vigili urbani, per collaborare nel controllo dei posti di blocco, e coadiuvare gli uffici di polizia municipali esistenti anche nel controllo della vita all’interno dei singoli centri abitati. Non credo sia impossibile mettere in atto una strategia di tutela pensata sull’isolamento geografico del nostro altopiano, forse è l’unica via di uscita. È tacito che dev’essere garantito e controllato il flusso dei rifornimenti in entrata di qualsiasi natura, e dare la possibilità ai residenti di recarsi al lavoro fuori dall’Altopiano. Insieme a questa c’è bisogno, come sta già avvenendo, del controllo all’interno del territorio dell’Altopiano, e prima di ogni cosa, razionalizzando tutto il sistema sanitario, e non, che esiste sul comprensorio».