Sirente-Velino, mobilitazione per il Parco

Si allarga il fronte contrario alla proposta di legge regionale di ridurre i confini, centinaia di partecipanti alla protesta
ROCCA DI MEZZO. Si allarga la protesta contro la proposta di legge regionale di riperimetrazione del parco Sirente-Velino.
Centinaia di persone hanno partecipato, ieri pomeriggio a Rocca di Mezzo, al sit-in spontaneo organizzato da un gruppo di cittadini per dire no al provvedimento approvato dalla giunta Marsilio, che prevede una riduzione dei confini dell’area protetta di circa ottomila ettari. Alla mobilitazione, che si è svolta davanti alla sede della riserva regionale, hanno aderito i rappresentanti delle 17 associazioni ambientaliste che hanno lanciato la petizione on line contro la delibera (le firme raccolte finora sono più di 80mila), ma anche sindacati, partiti e movimenti politici, nello specifico Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento giovanile della Sinistra, Articolo 1, Cgil, Potere al popolo e Rifondazione comunista. Tra i presenti, i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci (Pd) e Giorgio Fedele (M5S); i consiglieri comunali dell’Aquila Stefano Palumbo (Pd) e Lelio De Santis (Italia dei Valori); gli ex consiglieri Carlo Benedetti (Pd) ed Enrico Perilli (Sinistra Italiana); l’ex sindaco dell’Aquila Enzo Lombardi, tra i fondatori del Parco (istituito nel 1989); il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo; Egidio Pezzuto in rappresentanza della Cgil L’Aquila. Il fronte del No non chiede solo di bloccare la riperimetrazione, ma anche di rilanciare l’area protetta attraverso maggiori investimenti, una ricostituzione della struttura di gestione con l’uscita dal commissariamento che dura ormai da cinque anni, la nomina di un presidente e l’approvazione del Piano del parco. «La manifestazione di oggi (ieri per chi legge) dimostra quanto la sensibilità in tema di tutela ambientale e valorizzazione delle risorse ambientali sia cresciuta», afferma Enrico Perilli. «L’unica possibilità per dare un futuro migliore a chi già vive in questi luoghi e a chi verrà a viverci è la tutela del territorio e il rilancio dei borghi. L’idea di riperimetrare il parco e aprirlo a battute di caccia e speculazioni di ogni natura distrugge il territorio e non lo valorizza».
«La riperimetrazione», osserva il presidente del Cai Abruzzo Gaetano Falcone, «è un segnale negativo dal punto di vista culturale, che rischia di ripercuotersi contro l’Abruzzo e la sua immagine di regione verde d’Europa. Sono state raccolte migliaia di firme, la Regione non può non tenerne conto». «Tagliare un’area protetta per riaprire alla caccia è un comportamento anacronistico e poco lungimirante», afferma Augusto De Sanctis, del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua. «La riperimetrazione lascerebbe fuori dai confini alcune aree importantissime per la fauna selvatica, come le gole di San Venanzio, dove nidificano l’aquila reale e il gufo reale. Chi ha fatto questa legge non ha ragionato con un approccio scientifico. Auspichiamo che ci sia un ripensamento e che il Parco venga finalmente messo in condizione di funzionare».
«Faremo ostruzionismo contro questa proposta di legge che, se approvata, sarebbe difficilmente impugnabile», dice Pietrucci. «Contestualmente lanceremo anche un’altra proposta: aprire un confronto per approvare una legge che lasci intatti i confini raddoppiando il plafond annuale che attualmente la Regione stanzia in favore del Parco, che è di 900mila euro. Risorse che non bastano né a pagare gli stipendi dei lavoratori né a partecipare ai bandi e ai progetti europei, perché non ci sono i soldi per i cofinanziamenti. È necessario avviare un confronto con sindaci e consiglieri regionali per ricostituire gli organi collegiali e la Comunità del parco».
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