Sit-in davanti all’ospedale dei lavoratori multiservizi

Protesta degli addetti delle ditte che operano al San Salvatore, tribunale, Ateneo Massiccia adesione alla rivolta contro le norme previste nel nuovo contratto
L’AQUILA. Il tavolo delle trattative si è rotto a livello nazionale. Inaccettabili, per i sindacati, le modifiche che si vogliono apportare ai contratti multiservizi, che coinvolgono mense, pubblici esercizi, agenzie di viaggio, scuole. Il pacchetto di proteste, iniziato a maggio, si è concluso ieri con quattro manifestazioni in contemporanea davanti agli ospedali abruzzesi. Lo sciopero aquilano è culminato al San Salvatore, dove dalle 9 alle 11 si sono concentrati gli addetti della Olicar, la società che si occupa della manutenzione del presidio ospedaliero e della Diemme, che gestisce le pulizie, affiancati dai dipendenti del tribunale e dell’Università.
Massiccia l’adesione alla protesta, con la partecipazione dell’80 per cento del personale dei vari enti e uffici. Unico sindacato presente, la Filcams-Cgil: «Abbiamo attuato sul territorio», spiega il segretario generale Luigi Antonetti, «il pacchetto di scioperi deciso a livello nazionale. Si è partiti lo scorso 19 maggio con l’appalto delle pulizie scolastiche, poi il 16 giugno la lotta ha riguardato la ristorazione autostradale e infine ieri il settore della ristorazione collettiva: mense ospedaliere, caserme, carceri e pulizia ospedali, uffici pubblici, università, banche. Il nodo da sciogliere è quello del rinnovo dei contratti multiservizi, la cui trattativa è saltata in tutta Italia. La parte datoriale vuole infatti eliminare alcuni punti, che sono invece per noi e per i lavoratori primari. Parliamo ad esempio del pagamento dei primi tre giorni di malattia, che vorrebbero togliere, oppure della modifica dell’articolo 4, che in caso di cambio di gestione garantisce il passaggio del personale alle stesse condizioni economiche e contrattuali».
«Non possiamo accettare», sottolinea ancora Antonetti, «che siano le imprese a decidere quanti lavoratori siano ricollocati e a quali condizioni. Ancor di più in Abruzzo, dove è stata approvata di recente una legge, quella sulla cosiddetta clausola sociale, nata per salvaguardare l’attuale occupazione. Altro diritto che vorrebbero non riconoscere, il 25% di maggiorazione nella stessa giornata».
ll no dei sindacati a queste modifiche è stato corale: «Questo tipo di contratto è inaccettabile», conclude il segretario Filcams-Cgil, «perché va a ledere i diritti acquisiti. Il nostro obiettivo è che si faccia un passo indietro: non si può giocare sulla pelle dei lavoratori».
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