Sito archeologico di Rio Tana: dagli scavi spuntano altri reperti

27 Luglio 2023

Le indagini condotte dall’Università di Pisa in stretta collaborazione con la Soprintendenza Petrinelli Pannocchia: siamo di fronte a un insediamento preistorico stabile, il più antico d’Abruzzo

LECCE NEI MARSI. Sono ripresi da qualche settimana gli scavi nel sito archeologico di “Rio Tana”, alle porte di Lecce nei Marsi. Le indagini sono dirette dall’archeologa Cristiana Petrinelli Pannocchia dell’Università di Pisa, in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo.
Si tratta di un sito di straordinaria importanza. Sono emerse infatti tracce di un insediamento neolitico tra i più antichi dell’Italia centro-settentrionale, risalente a 8.800 anni fa.
«Anche quest’anno», rivela Petrinelli Pannocchia, «le ricerche stanno dando ottimi risultati. Resti di buche di palo testimoniano la presenza di almeno una struttura coperta. Tra i sedimenti sono stati rinvenuti cariossidi di farro, farricello e orzo che testimoniano le prime tracce di coltivazione del territorio fucense. La mietitura avveniva con falci costruite con manici in legno e lame in selce. I reperti affiorati», prosegue l’archeologa, «non testimoniano solo la vita lavorativa sicuramente complessa e impegnativa degli abitanti del villaggio, ma anche la vita sociale e quotidiana. Stanno venendo alla luce vasi in ceramica e conchiglia che sottolineano l’abitudine di adornarsi con collane e bracciali dai disegni complessi, indossati non solo per vanità, ma forse anche per distinguere differenti fasi o momenti della propria vita».
Il neolitico (8.800-5.000 anni fa) fu un periodo rivoluzionario caratterizzato oltre che dall’introduzione della pietra levigata e della ceramica, anche dall’agricoltura e dall’allevamento degli animali: mutamenti profondi che trasformarono gli uomini da cacciatori e raccoglitori in coltivatori, dando origine ai primi insediamenti stabili. Nacquero così i primi villaggi costruiti generalmente in prossimità di fiumi, come quello scoperto a Lecce nei Marsi.
«La certezza di aver scoperto un insediamento preistorico stabile, sicuramente il più antico d’Abruzzo», rileva Petrinelli Pannocchia, «l’abbiamo avuta dallo studio condotto dall'Università e dal Cnr di Pisa su reperti riguardanti una struttura abitativa venuta alla luce alla fine degli scavi del 2021. Si trattava di un cumulo di pietre che riempivano le buche di pali che sostenevano la stessa struttura – un capanno in legno con pareti coperte d’argilla e paglia – e di lame di selce che formavano la parte tagliente di falcetti costruiti in legno. Ci siamo così trovati in presenza di un villaggio abitato da coltivatori che allevavano gli animali e usavano il falcetto per raccogliere il grano».
Domani, intanto, alle 17, a Lecce nei Marsi, è previsto un open day. Un’iniziativa nel corso della quale gli appassionati del settore potranno visitare il sito con la guida degli archeologi che lo stanno investigando, mentre i più piccoli saranno coinvolti in attività che richiamano antichi mestieri.
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