Snam, il comitato Via sospende la pratica

L’annuncio degli ambientalisti: è stata chiesta una relazione sul rispetto di ulteriori prescrizioni
SULMONA. Il Comitato per la valutazione di impatto ambientale della Regione Abruzzo decide di sospendere l’esame della pratica Snam. Lo annunciano i comitati cittadini per l’ambiente che avevano presentato una diffida e un esposto ai carabinieri forestali. Il Comitato ha inviato una comunicazione alla Snam con cui si chiede, entro 15 giorni, una relazione in merito all’ottemperanza di ulteriori prescrizioni, oltre a quelle già all’esame dell’organismo regionale. Nella diffida, inoltrata anche al ministero dell'Ambiente, i comitati cittadini avevano evidenziato che «ben 22 prescrizioni andavano ottemperate prima dell’inizio dei lavori della centrale Snam. Questo, però, non è avvenuto, violando quanto stabilito dal decreto Via del 7 marzo 2011 e confermato dal decreto autorizzativo rilasciato dal ministero dello Sviluppo economico a marzo del 2018. Di conseguenza i lavori non potevano iniziare il primo marzo scorso, data in cui la Snam ha allestito il cantiere e cominciato gli scavi in località Case Pente, nei pressi del cimitero di Sulmona» L’ultima proroga per l'avvio dei lavori concessa alla Snam dal ministero è scaduta il 7 marzo 2023. «Pertanto», sostengono i comitati, «anche lo stesso decreto autorizzativo è decaduto». Da qui la richiesta sia alla Regione che al ministero dell’Ambiente di «non rilasciare comunque pareri favorevoli alle prescrizioni», preavvisando che, in caso contrario, «qualunque violazione sarà oggetto di segnalazione alle autorità competenti al fine di chiedere la revoca di eventuali atti illegittimamente emanati, oltre che l’adozione dei provvedimenti di legge nei confronti dei responsabili».
Ma intanto i lavori a Case Pente vanno avanti senza che finora, dopo tre mesi e mezzo, nessun provvedimento sia stato adottato dal Comune di Sulmona, al quale compete la verifica delle autorizzazioni dal punto di vista urbanistico, oltre che di quelle rilasciate da altre autorità. «Né si ha notizia di iniziative da parte della Soprintendenza archeologica», concludono gli ambientalisti, «dopo il rinvenimento di una necropoli risalente a oltre 2000 anni fa, in un sito che rientra in un’area che la stessa Soprintendenza definisce un complesso archeologico tra i più importanti ed inediti dell’area peligna». (c.l.)
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