Snam, il Governo convoca le parti e riparte la protesta dei comitati

Roma torna alla carica per discutere con Regioni, Province e Comuni il futuro del metanodotto Gli ambientalisti: all’appello manca lo studio sismico dell’intero tracciato di quasi 168 chilometri
SULMONA. Il Governo convoca di nuovo le parti per premere l’acceleratore sull’autorizzazione per il metanodotto Sulmona- Foligno. A un mese dall'ultima chiamata la Presidenza del consiglio dei Ministri torna alla carica per discutere insieme Regioni, Province e Comuni il futuro del metanodotto. Una scelta che, secondo i comitati cittadini per l’ambiente e il coordinamento “No hub del gas” è del tutto inappropriata e non rispetta il procedimento autorizzativo.
«Come per la precedente convocazione manca un elemento fondamentale: lo studio sismico di dettaglio dell’intero tracciato di quasi 168 chilometri che il ministero dello Sviluppo economico ha commissionato all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia», hanno spiegato i membri dei comitati e del coordinamento. «L’impegno per tale studio, propedeutico alla convocazione stessa della riunione e a ogni altra decisione in merito, è stato ribadito sia dal direttore generale del Mise, Gilberto Dialuce, sia dal presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni».
A maggio il Comune di Sulmona, tramite il primo cittadino, Gianfranco Di Piero, ha chiesto il rinvio della riunione proprio per l’assenza dello studio sulla sismicità dell’intero tracciato Sulmona-Foligno. «Quello che si attende dall’Ingv è un documento molto importante perché dovrà sottoporre a verifica la validità delle valutazioni in merito al rischio sismico fatte dalla Snam», hanno continuato i rappresentanti dei comitati e del coordinamento, «vogliamo solo ricordare che l’Ingv ha già prodotto un corposo studio sul sito della centrale di Case Pente che ha smentito su tutta la linea le relazioni sismiche prodotte dalla Snam. Della riunione “interlocutoria” dell’11 maggio, inoltre, non è stato ancora inviato ai Comuni il relativo verbale. Non solo. In tale circostanza sono state fatte affermazioni non veritiere.. All’osservazione che non è credibile considerare “strategica” un’opera come il metanodotto Linea Adriatica che, secondo le previsioni Snam, dovrebbe entrare in funzione addirittura nel 2034, è stato risposto che “con la guerra in Ucraina è cambiato tutto”. E invece non è cambiato nulla perché, come ha reso noto il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, l’Italia “ha già trovato 25 miliardi di metri cubi di gas, il che vuol dire che sostanzialmente abbiamo portato in pari il nostro fabbisogno”. Siamo di fronte, insomma, a una vera e propria bulimia da gas che è in totale antitesi con lo scenario energetico dei prossimi anni».
Secondo gli oppositori al metanodotto «il Governo, invece di sviluppare le fonti rinnovabili, contro ogni evidenza economica e climatica, continua a incrementare la realizzazione di impianti totalmente inutili, come la centrale e il metanodotto Linea Adriatica, calpestando i diritti fondamentali delle popolazioni dell’Appennino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

