Snam, il no dei medici prestati alla politica

I consiglieri comunali Balassone, Proietti e Di Rienzo: «L’opera mette a rischio la salute dei cittadini»
SULMONA. Medici prestati alla politica ribadiscono il loro no alla realizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno. I consiglieri comunali Maurizio Balassone, Caterina Di Rienzo e Maurizio Proietti hanno espresso la loro contrarietà alla realizzazione del gasdotto che dovrebbe entrare in funzione entro il 2027. Per i medici che siedono a palazzo San Francesco in particolare è da evitare la creazione a Sulmona «della centrale di compressione perché dannosa per la salute degli abitanti della Valle Peligna. Una situazione che si aggraverà con l’eventuale entrata in esercizio della centrale termoelettrica Metaenergia». Secondo i tre consiglieri comunali – che lunedì hanno preso parte al confronto con il sindaco, Gianfranco Di Piero, durante il quale alla luce della decisione del Consiglio dei Ministri di accelerare con la realizzazione dell’infrastruttura è stato disposto di convocare un consiglio comunale sulla vicenda – è importante mettere in guardia i cittadini. «I dati inequivocabili forniti dalla letteratura medica, sia sperimentale sia clinico-epidemiologica», hanno continuato Balassone, Di Rienzo e Proietti, «dimostrano la pericolosità del biossido di azoto e del particolato fine e ultrafine. Solo rispettando rigorosamente il principio di precauzione e prevenzione possiamo salvaguardare la salute dei nostri concittadini e dell’ambiente». La proposta dei tre consiglieri di maggioranza è quindi quella «di mettere in guardia il cittadino dalle ricadute negative sulla salute degli impianti impattanti. Infatti, il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora determinante per la salute dei cittadini. Favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva. È questo il principio che ispira la nostra iniziativa. Non possiamo tollerare che si continui a ripetere l’errore di esporre singole persone o intere comunità a rischi per la salute, salvo poi, a distanza di tempo, e solo dopo decessi e malattie, riconoscere quanto già l’evidenza scientifica aveva indicato e dimostrato». (e.b,)
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