Snam svela le emissioni della centrale

30 Marzo 2019

Dati contenuti nella richiesta depositata al ministero dell’Ambiente. Il medico Proietti: «Valori da non trascurare»

SULMONA. In attesa dei rilievi delle due centraline sulla qualità dell’aria, la Snam svela le ipotesi di emissione dei gas collegati alla centrale: i dati sono contenuti nella richiesta di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), depositata al ministero dell’Ambiente. Il termine ultimo per le osservazioni scadrà il 10 aprile prossimo.
EMISSIONI E TIMORI. La Snam ammette emissioni convogliate (in camini) per oltre 75 tonnellate all’anno di ossidi di azoto e 86 di monossido di carbonio, a cui vanno aggiunte 147 tonnellate di metano e affini. «Non sono valori affatto trascurabili», fa notare il medico e professore universitario Maurizio Proietti, «la soluzione per un impianto che è stato imposto, al di là della volontà della popolazione locale, poteva essere un’alimentazione elettrica, che avrebbe abbattuto tutte queste emissioni e che avrebbe anche rappresentato un impianto innovativo nel suo genere».
MONITORAGGIO ARIA. Secondo il Comitato medici e quello per l’ambiente, poi, sarebbero insufficienti le due centraline montate per un periodo di tempo limitato e senza una stazione meteorologica per valutare l’inquinamento atmosferico. «Nel 2010 avevamo avviato contatti con l’Istituto Mario Negri Sud per realizzare un monitoraggio scientifico e realistico delle emissioni in atmosfera», aggiunge Proietti, che ha all’attivo diversi libri sull’argomento, «purtroppo, da allora la cosa è rimasta lettera morta». Lo studio dell’epoca prevedeva otto settimane di indagini su un’area di 100 chilometri quadrati, da Pettorano a Popoli, con 53 punti di analisi e 35 campionatori, per 31 inquinanti. Le centraline dovevano essere posizionate ogni due chilometri, con particolare concentrazione sui due centri più grandi Pratola e Sulmona, per rilevare le sostanze cancerogene. Fra queste le più pericolose, secondo i medici, sarebbero gas, metalli pesanti, nanoparticelle, diossine. Il costo dello studio era stato valutato all’epoca in 38mila e 400 euro.
IL FRONTE DEL NO. «Oggi Snam deve comunque ammettere, pur con le edulcorazioni del caso, il contributo potenziale all’inquinamento locale, nonché contributi potenziali all’effetto serra dovuti alle emissioni della centrale», fanno notare gli attivisti del Collettivo AltreMenti, «gli scienziati stanno chiedendo di abbandonare le fonti fossili, metano compreso, entro il 2050, mentre qui vogliono realizzare una centrale e un gasdotto con un ciclo di vita che arriva e supera il 2070». Da qui l’appello a presentare osservazioni contrarie all’impianto di Case Pente, autorizzata dal governo Gentiloni a dicembre 2017, poco prima dello scioglimento delle Camere. «Ovviamente chiediamo a tutte le amministrazioni, dai Comuni alla Regione, e a tutte le realtà che in questi anni hanno lottato contro la centrale e il gasdotto Sulmona-Foligno di presentare le osservazioni contrarie alla richiesta di autorizzazione», concludono gli ambientalisti. «Ad una prima analisi dei documenti depositati si evidenzia una generale carenza degli stessi su vari fronti», aggiungono dal Coordinamento No hub del gas, «quello del rischio sismico, le emissioni, il particolato secondario che si forma dall’interazione tra le sostanze emesse e l’atmosfera».
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