Soldato aquilano dal Libano vede la figlia neonata via Skype

Il caporal maggiore De Michele (di Villa Sant’Angelo) saluta la moglie e la bimba da un portatile Il neo-papà commosso: «Tornerò a casa a febbraio, ma intanto ho vissuto una grandissima emozione»
L’AQUILA. Dalla terra dei Cedri alla Valle dell’Aterno. Sono più di 2.200 i chilometri di distanza che separano i due. Lui è il caporal maggiore capo scelto dell’Esercito Italiano Giuseppe De Michele, 37 anni, graduato dell’11° reggimento trasmissioni di Civitavecchia, dal 21 luglio in servizio in Libano nell’ambito della missione Unifil, la forza di interposizione delle Nazioni Unite schierata al confine con Israele.
Lei, Silvia, è la moglie e si trova in Italia dove ha appena dato alla luce Isabel, una bella bambina di oltre 3 chili.
Eppure il soldato, tramite un collegamento via Skype organizzato con il consenso del dottor Gabriele Iagnemma, primario del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, è riuscito a condividere gli istanti immediatamente successivi alla nascita della sua secondogenita e le premure che la madre e Desiree, la sorella di quattro anni, le hanno riservato subito dopo.
Al graduato, originario di Villa Sant’Angelo, sono giunte le immediate felicitazioni dei commilitoni e del suo comandante in teatro operativo, il tenente colonnello Andrea Cubeddu. «La nascita di un figlio è un momento di felicità unico, straordinario e irripetibile nella vita di una coppia», ha dichiarato Cubeddu. «Perciò ci siamo dati da fare. Sfruttare la tecnologia, visto che ormai ci accompagna ovunque, è stata la soluzione più semplice».
A fare gli auguri al militare abruzzese anche il comandante del contingente italiano di Unifil, il generale Andrea Di Stasio. «Nonostante la lontananza dagli affetti più cari e le ragioni di servizio legate alla missione di pace che stiamo assolvendo in questa delicata area del Medio Oriente», ha commentato Di Stasio, «ho pensato che un momento come questo, così profondamente importante e simbolico della vita di un genitore, non potesse andare perduto». «La felicità del caporal maggiore capo scelto De Michele è anche la felicità degli oltre mille “caschi blu” del contingente italiano di Unifil».
«Sapevo bene che, trovandomi in missione, non avrei potuto assistere alla nascita della bambina», ha raccontato il neo-papà, che ammette di non essere riuscito a trattenere le lacrime alla vista delle immagini che scorrevano davanti allo schermo del suo computer portatile. «Ringrazio il primario, i medici e gli infermieri dell’ospedale, i colleghi del mio reggimento e dell’Hq Support Unit per le attenzioni che hanno avuto nei confronti miei, di mia moglie e delle bambine, ma soprattutto per averci regalato la gioia di vivere un evento così importante che rimarrà per sempre impresso nella mia vita di uomo e di soldato. Certo, non è stato come essere lì. Per questo non vedo l’ora di abbracciare la piccola in Italia, dove conto di rientrare a febbraio, appena avrò portato a termine la mia missione».

