Soldi dai familiari delle vittime Il Comune: «Siamo obbligati»

L’Avvocatura si scusa per aver chiesto le spese legali della causa sul crollo di via Campo di Fossa 6B: «Un atto dovuto, rincresce averlo dovuto fare. Ma in caso contrario sarebbe stato danno erariale»
L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila si scusa ma non torna sui propri passi. E quindi conferma: i familiari delle tre vittime del sisma del 2009 a cui la sentenza choc di ottobre ha assegnato il concorso di colpa del 30% per la loro stessa morte – Ilaria Rambaldi, Paolo Verzilli e Alberto Guercioni – dovranno risarcire il municipio, perché chiamato in causa e poi scagionato dalla giudice Monica Croci.
Scrive infatti l’Avvocatura comunale guidata da Domenico De Nardis, facendo riferimento alla lettera di richiesta di circa 18mila euro di risarcimento inviata nei giorni scorsi ai familiari delle vittime: «Si è trattato di un atto dovuto. Rincresce averlo dovuto fare, soprattutto per via della delicatezza della questione e della piena consapevolezza che la tragedia del sisma resterà una ferita sempre aperta soprattutto per le famiglie di coloro che quella notte del 6 aprile 2009 ci hanno lasciato, ma la pubblica amministrazione è obbligata a riscuotere i propri crediti; in caso contrario, il danno erariale è acclarato. E, peraltro, l’Avvocatura ha inoltrato al difensore delle famiglie delle vittime unicamente una lettera di cortesia, rappresentando l’esistenza di tale credito, come tale liquidato nella sentenza del giudice». Poi l’Avvocatura ripercorre la vicenda: «Undici familiari delle vittime del crollo dell’edificio di via Campo di Fossa 6B avviarono nel 2015 quattro distinti giudizi contro il Comune, i ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e gli eredi del costruttore, chiedendo risarcimenti per diversi milioni di euro. Il Comune si costituì in tutti i giudizi documentando la propria totale estraneità rispetto ai gravi difetti progettuali e costruttivi che avevano innescato il crollo. Con la sentenza, il tribunale ha stabilito le responsabilità dei ministeri e degli eredi del costruttore, che sono tenuti al pagamento dei risarcimenti e delle spese di giudizio in favore dei ricorrenti, e ha completamente assolto il Comune da qualsiasi responsabilità, condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio».
Ma la nota dell’Avvocatura non basta a fermare la nuova ondata di proteste, che sfocerà in una battaglia in consiglio comunale. A portarcela, con un’interrogazione, è la consigliera di opposizione Simona Giannangeli, capogruppo di “L’Aquila Coraggiosa”. Che spiega: «Il Comune da un lato ha inviato la richiesta di pagamento delle spese legali ai familiari delle vittime, ritenendo evidentemente giusta la sentenza nella parte in cui condanna i familiari al pagamento delle spese di lite; dall ’altro lato ha proposto appello verso la stessa sentenza per la parte in cui lo condanna alla rifusione delle spese di lite in favore degli eredi del progettista, perché ritiene evidentemente ingiusta la sentenza in questa parte». Quindi l’affondo e le domande alla giunta del sindaco Pierluigi Biondi: «Da un punto di vista giuridico nulla vieta al Comune di non richiedere le somme, essendo la decisione assolutamente affidata a una valutazione discrezionale dell'ente. Si chiarisca quindi perché il Comune ha chiesto l’adempimento di una parte della sentenza, laddove era nella facoltà di non farlo, in una città ove si continuano ad oltraggiare le vittime del terremoto; si chiarisca anche se il Comune ha intenzione di insistere a portare avanti detta richiesta, che appare assolutamente inopportuna e irrispettosa nei confronti delle vittime e dei loro familiari».
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