Solo 50 attività su mille sono tornate in centro

5 Novembre 2016

Il post-sisma e i problemi di chi vive e lavora tra strade bloccate e polveri sottili

L’AQUILA. Un gruppetto sparuto di temerari. Appena 50 i commercianti che hanno tirato su la saracinesca tra la polvere e le gru del centro storico. Prima del 6 aprile 2009 erano circa mille tra artigiani, commercianti e liberi professionisti. 2.500, invece, i residenti oggi dentro le mura cittadine: aquilani che, dopo la ristrutturazione delle abitazioni danneggiate dal sisma, hanno deciso di tornare in centro. Tra mille difficoltà, ma assaporando di nuovo, dopo sette anni, la gioia di vivere nel cuore dell’Aquila antica. Per incentivare il commercio è nato il bando “Fare centro”, promosso dalla Regione e dalle associazioni di categoria, che proprio in questi giorni stanno completando un giro di consultazioni per affinare i contenuti del testo, che detterà regole e normative per l’accesso ai finanziamenti legati al 4 per cento dei fondi destinati al rilancio delle attività produttive.

IL CENTRO SI RIPOPOLA. Spicca un dato su tutti: il numero dei residenti dentro le mura storiche della città, negli ultimi mesi, è sensibilmente aumentato. Secondo i dati relativi al pagamento della Tarsu, sono 2.500 attualmente i residenti in centro. Famiglie che convivono, quotidianamente, con le difficoltà dovute al proliferare di cantieri, alle polveri sottili, ai lavori di riparazione e ristrutturazione degli edifici danneggiati e al passaggio dei sottoservizi, con il “tunnel intelligente”. L’immagine di una città che rinasce e che vuole riappropiarsi degli spazi persi dopo il 6 aprile 2009, a partire proprio dal centro storico.

POCHI NEGOZI. La Confcommercio ci aveva provato dall’inizio mettendo in piedi, a pochi mesi dal terremoto, un monitoraggio su larga scala dei danni subìti dalle attività commerciali che avevano sede in centro, nel tentativo di accompagnare, gradualmente, il processo di rinascita. Erano state censite mille attività. Di queste, oggi ne sono attive appena 50. Le difficoltà dei commercianti sono legate, per lo più, alla fruizione degli spazi, alla mancanza di servizi, di illuminazione, all’interruzione delle strade di accesso. Elementi che costituiscono, ancora oggi, un forte deterrente alla riapertura dei negozi nelle zone centrali.

BANDO FARE CENTRO. Il bando, nato sulla scorta del 4 per cento dei fondi post-sisma destinati al rilancio delle attività produttive, è in dirittura d’arrivo. All’inizio del prossimo anno, se la tabella di marcia verrà rispettata, sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Uno strumento normativo adottato dalla Regione, di concerto con le associazioni di categoria che hanno fornito indicazioni per la redazione del testo, per erogare contributi a fondo perduto alle imprese che si reinsedieranno nel centro storico dell’Aquila e dei comuni del cratere.

I NUMERI DEL BANDO. È previsto un meccanismo di contribuzione che oscilla tra il 50 e il 70 per cento, al netto dell’Iva, per le aziende che effettueranno investimenti in beni immateriali e materiali. Al momento, la dotazione organica è di 20 milioni di euro: 5 milioni di euro per quest’anno, 7 milioni e 500mila euro per il 2017, altrettanti per il 2018. Tra 400 e 500 le imprese ammesse a finanziamento, per un totale di 1.500 lavoratori coinvolti.

LINEE DI INTERVENTO. Il bando si articola su tre diverse linee di intervento: le attività che già operavano nei centri storici prima del sisma, le aziende che hanno già riaperto nel cratere e i progetti di ricollocazione e riconversione di attività in aree interessate da riqualificazione urbana post-sisma. Il bando, che dà priorità di intervento alle piccole e medie imprese, prevede un capitolo specifico, con contributi per l’affitto dei locali nei primi 18 mesi di riapertura dei negozi. Inoltre, il programma di investimento deve essere realizzato entro un anno e mezzo dalla data di ammissione a finanziamento.

AGEVOLAZIONI. L’intensità di aiuto dell’agevolazione, a fondo perduto, non potrà superare il 70 per cento dell’intero investimento. La soglia minima ammissibile è pari a 25mila euro. Spese che variano dai costi di acquisto di macchinari, impianti e attrezzature, ai programmi informatici, fino ai servizi di consulenza e alle perizie giurate.

ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA. La bozza del bando tiene conto delle richieste pervenute dal territorio: in particolare, la necessità di favorire il rilancio delle piccole e medie imprese, ma anche l’individuazione, sollecitata dalla Confcommercio, di una progettazione univoca, che consenta di differenziare, per tabelle merceologiche, la riapertura delle attività. Ciò che chiedono i commercianti è «l’individuazione di un progetto integrato, che non lasci solo il singolo imprenditore nella difficile scommessa di riaprire la propria attività nei centri storici colpiti dal sisma».

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