«Solo cortesie tra colleghi» Arrivano 4 archiviazioni

Accolte in pieno le richieste fatte dagli impiegati comunali: cadono le accuse E mercoledì la Corte dei Conti decide sui danni chiesti a 18 dipendenti
SULMONA. Erano consapevoli che con l’opposizione all’archiviazione «per tenuità del fatto» andavano incontro a una eventuale riapertura dell’inchiesta nei loro confronti. Ma nonostante ciò hanno voluto rischiare e alla fine hanno avuto ragione. Ieri mattina infatti è arrivata l’archiviazione con formula piena per Ivana Sfronsone, Antonella Di Placido, Giulio De Santis e Maurizia Di Massa, i quattro che con altri 35 fanno parte dell’esercito di dipendenti comunali per i quali la Procura aveva chiesto l’archiviazione condizionata. Una richiesta che tecnicamente viene catalogata con l’articolo 131 bis del codice penale, che viene iscritta nel casellario giudiziale perché non scagiona del tutto gli indagati, impedendogli eventuali ricorsi, richieste risarcitorie e avanzi di carriera. Condizioni che, dopo l’ordinanza di ieri, vengono a cadere almeno per i quattro ricorrenti.
Per tutti gli altri bisognerà attendere ancora qualche altro giorno, anche perché si tratta di 35 persone e per ognuna di loro il gip dovrà analizzare la posizione per esprimere la decisione finale.
Nell’ordinanza che riguarda Antonella Di Placido e Ivana Sfronsone, difese dagli avvocati Alberto Paolini e Alessandro Scelli, la prima accusata di aver timbrato il cartellino della collega e la seconda di essersi assentata per una mezz’ora dal posto di lavoro, il giudice sottolinea che «la ricostruzione della vicenda fornita dalle indagate, consistente nel fatto che la timbratura elettronica da parte della Di Placido della tessera magnetica della Sfronsone venne effettuata non per attestare falsamente la presenza in ufficio della Sfronsone ma per mero gesto di cortesia, appare del tutto coerente con il dato relativo alla presenza in ufficio della Sfronsone proprio negli stessi orari e nell’uscita di quest’ultima in corrispondenza quasi esatta con la seconda timbratura della Di Placido senza che la guardia di finanza riuscisse ad accertare che l’uscita della Sfronsone fosse effettuata per motivi diversi da quelli di lavoro».
«Si ritiene pertanto», conclude il gip del tribunale, «che la richiesta di archiviazione così formulata dal pm non possa essere accolta e che invece debba essere disposta l’archiviazione classica nei confronti delle indagate».
Una ordinanza che sia Di Placido che Sfronsone faranno ora valere anche nel procedimento davanti alla Corte dei Conti la cui discussione finale è prevista per mercoledì prossimo. Insieme a loro sono sotto processo contabile altri sedici dipendenti comunali chiamati a risarcire il Comune per un danno erariale e d’immagine complessivo di circa 300 mila euro.
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