Solo il 45 per cento di anziani ha scelto di vaccinarsi
Rilancio della campagna di sensibilizzazione: farmaco gratuito per gli ultrasessantacinquenni Va meglio per l’infanzia: il 97 per cento dei bambini è stato sottoposto alla profilassi
L’AQUILA. L’obiettivo è quello di raggiungere la soglia del 75% di vaccinazioni nella popolazione più a rischio, progetto che si scontra con la diffidenza che gli anziani continuano a nutrire verso le campagne di profilassi. Finora è solo il 45% a chiedere il farmaco che protegge dall’influenza. E stavolta non si tratta del solito problema economico, visto che chi ha più di 65 anni può ottenere la profilassi senza pagare. Il dato, come ha spiegato ieri Enrico Giansante, del servizio igiene della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, è sovrapponibile a quello della media regionale. A ben guardare, anche a livello nazionale la situazione non si discosta molto. Diffidenza, paura delle possibili complicazioni, e secondo gli esperti, anche «tanta disinformazione», i motivi per i quali gli anziani preferiscono sfidare la sorte. Magari incrociando le dita, sperando di non ammalarsi, piuttosto che recarsi dal medico di base o in un ambulatorio pubblico e chiedere di essere vaccinati. Un problema di sanità pubblica, ha spiegato ieri l’assessore comunale Betty Leone, referente per l’Abruzzo di Federsanità, perché spesso proprio per sensibilizzare la popolazione over 65, Federsanità ha avviato una campagna di informazione perché «grazie alla vaccinazione sono state debellate malattie preoccupanti. La vaccinazione va fatta quando serve e quando c’è un rischio, non va demonizzata dalla disinformazione e dalla superficialità». A presentare la campagna 2016-2017, anche Rosanna Di Natale, coordinatore scientifico di Federsanità Anci, Domenico Pompei del Dipartimento di prevenzione della Asl, Maurizio Ortu, presidente dell’Ordine dei medici, Sandro Giansante della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) e Loretta Del Papa, (Spi-Cgil). L’invito rivolto, naturalmente, è stato quello a informarsi e, soprattutto, vaccinarsi, in particolar modo contro lo pneumococco, un batterio in grado di provocare infezioni polmonari potenzialmente letali per soggetti anziani o debilitati. Per fortuna, sotto il profilo delle vaccinazioni per l’infanzia, le cose vanno decisamente meglio. La copertura vaccinale in provincia dell’Aquila, ha spiegato ancora Giansante, copre il 97% dei bambini. Un dato, stavolta, superiore alla media nazionale che si ferma al 94%.
Del resto, come ha ricordato Maurizio Ortu, esiste un documento della Federazione dell’Ordine nazionale che prevede delle sanzioni disciplinari per i medici che sconsigliano, senza un giustificato motivo, la vaccinazione.
E gli utenti? «Io non mi sono mai vaccinato contro l’influenza», dice Marco Zaccagnini, «ma a mia suocera e a mia madre ho consigliato di farlo. Anche il mio nipotino di tre anni ha ricevuto la profilassi per le malattie dell’infanzia».
Anche Umberto Strinella non si è mai vaccinato per proteggersi dall’influenza. «Mi sento in forma», dice, «e ritengo non ci sia alcuna necessità di intervenire».
Gianfranco Chiodi non ha mai chiesto quel vaccino. «Quando ci fu l’Asiatica avevo 12 anni, ma mi bastarono due giorni per guarire. Poi andai a giocare a pallone e passò tutto».
Massimo Ciuffetelli, infine, cerca di evitare i farmaci il più possibile. «Li uso davvero in caso di emergenza, e non ho mai fatto il vaccino contro l’influenza. Fino a quando sarò in salute continuerò a non farlo».
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