Solventi nei fossi del Fucino È emergenza inquinamento

Passerotti vieta l’utilizzo delle acque e l’Arap segnala la violazione in Procura Scarichi provenienti dal nucleo industriale, scatta il censimento delle aziende
AVEZZANO. Solventi organici clorurati «fuori limite massimo» negli scarichi provenienti dal nucleo industriale di Avezzano: lo sforamento dei parametri, tre volte i limiti di legge, certificato dall’Arta (Agenzia regionale di tutela ambientale), ha fatto scattare l’ordinanza del commissario prefettizio, Mauro Passerotti, che vieta l’uso delle acque dei fossi 1 e 2 del Fucino fino a nuovo ordine. L’ingiunzione, a tutela della salute pubblica, stoppa la captazione di acqua superficiale per qualunque impiego, con particolare riferimento agli usi irrigui, delle acque dei fossi 1 e 2, a valle degli scarichi provenienti dalla rete di raccolta superficiale dell’Arap all’interno del nucleo industriale, fino al rientro nei limiti dei parametri dei solventi organici clorurati». Le analisi effettuate dall’Arta (10 ottobre) nei campioni prelevati sugli scarichi finali delle aziende del nucleo, infatti, hanno certificato il superamento dei parametri, in entrambi i due punti di prelievo: a fosso 1 pari a 3,76 mg/l; a Fosso 2 di 3,75 mg/l, rispetto al limite normativo di 1 mg/l. Lo sforamento dei parametri, di fatto una violazione della legge 152 del 2006, è stato segnalato alla Procura affinché accerti eventuali responsabilità. E scattano le nuove analisi: la Regione ha chiesto all’Arta di «ripetere il campionamento e l’esame al fine di verificare la qualità degli scarichi». Controlli che, oltre a fornire i nuovi parametri, faranno da cartina di tornasole rispetto all’ordinanza emessa a ottobre, dove Passerotti intimava all’agenzia regionale che gestisce la raccolta delle acque nel nucleo (senza autorizzazione dopo il no della Regione alla richiesta di rinnovo della licenza concessa dalla Provincia nel 2013) di «porre in essere quanto di competenza, affinché le aziende realizzino tutte le opere necessarie a collettare i reflui dai servizi igienico-sanitari di processo nel più vicino pozzetto della rete fognaria consortile entro massimo 30 giorni». Perché quel diktat non finisca nel nulla, il Comune sta seguendo «l’evoluzione delle opere di collettamento delle aziende del nucleo industriale alla rete fognaria consortile verso il depuratore comunale di Borgo via Nuova».
«Sono state avviate le indagini della polizia locale confrontate coi dati del Suap», sottolinea Passerotti, «per censire le aziende nel nucleo che, tramite i canali di superficie, scaricano nei fossi 1 e 2 del Fucino». Operazione non priva di difficoltà: «Le attività di monitoraggio e controllo», chiosa il commissario, «necessitano di altri accertamenti poiché i dati forniti dall’Arap non consentono ancora la compiuta identificazione di alcune aziende».
Insomma, un quadro incerto, come la questione depurazione, visto che con due depuratori i liquami finiscono nei fossi.
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