Sono ancora al palo tre palazzi dell’area a breve

23 Novembre 2016

Ricostruzione e intoppi, il caso nella zona di Santa Croce L’assessore Di Stefano: le procedure stanno andando avanti

L’AQUILA. Sembra senza pace la cosiddetta area a breve Lauretana-Santa Croce (quella per capirci a ridosso della “ritrovata” Porta Barete). Ora a protestare e a lamentare ritardi nella ricostruzione di tre palazzi – che insistono in quell’area – sono i proprietari degli appartamenti. A farsene portavoce è Gianni Sciomenta il quale dice quasi sconsolato: «Ci era stato detto dal Comune che i lavori sarebbero iniziati nella primavera del 2016 ma ci sarà almeno un anno di ritardo, se tutto va bene».

La cosa che più preoccupa i proprietari è che non si hanno notizie sui tempi dell’avvio dei lavori.

L’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano ribatte : «I nostri uffici sono a disposizione per fornire tutte le informazioni necessarie, probabilmente ci sono stati intoppi di tipo tecnico-burocratico, io so che su quell’area abbiamo fatto un gran lavoro di programmazione con la previsione di interventi tesi a migliorare la qualità degli edifici e la qualità della vita».

Nel 2010, quando l’area Lauretana/Santa Croce venne individuata come area a breve nella relazione accompagnatoria veniva evidenziata «una particolare complessità» dello stato di fatto di quella zona: «Densità edilizia significativa, impatto importante sulle mura urbiche, obsolescenza edilizia, tipologica e architettonica, inadeguatezza delle urbanizzazioni e degli spazi pubblici, scarsa accessibilità, alto livello di danno. Si ritiene opportuno promuovere – scriveva il relatore – un intervento unitario, da attuarsi anche per sottoprogetti che dovranno comunque essere coerenti con un sistema unitario di accessi, viabilità carrabile e pedonale e spazi pubblici, spazi di sosta, verde, anche radicalmente trasformato rispetto allo stato attuale. Il progetto dovrà prevedere maggiore permeabilità fra gli edifici nuovi e lo spazio pubblico, maggiori funzioni al pubblico, accessibilità, riqualificazione edilizia».

Un paio di anni fa “scoppiò” il caso Porta Barete, uno degli ingressi storici alla città di cui si era persa traccia. Fu il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini a suggerire al Comune di “riesumare” la porta e valorizzarla.

A quel punto nacquero però dei problemi. Infatti nella zona dove furono individuate le tracce dell’antico manufatto insisteva il cosiddetto palazzo 207 il cui abbattimento e ricostruzione erano – tra l’altro – stati già finanziati.

A oggi la situazione è più o meno questa: porta Barete è ancora tutta da “ricostruire”, il palazzo 207 dovrebbe essere spostato a Villa Gioia (dove c’era l’Itc), degli altri 5 palazzi ne saranno ricostruiti solo 3 (gli altri due per motivazioni varie si sono “svuotati”).

E sono proprio questi tre che oggi sono al centro dei ritardi denunciati dai proprietari che aspettano di sapere al più presto – con un minimo di attendibilità – tempi e modalità di ricostruzione.