«Sono innocente, vogliono incastrarmi»

L’imprenditore Troiani interrogato in carcere, preannunciate indagini difensive. Il pm Padalino si oppone alla liberazione
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Si ritiene vittima di una macchinazione ai suoi danni e per due ore e mezza ha continuato a ribadire la propria innocenza. Antonio Troiani, l’imprenditore di San Benedetto dei Marsi, finito in carcere con l’accusa di essere il mandante di una serie di incendi appiccati nella Marsica, ha risposto alle domande del gip Maria Proia e ha fornito una documentazione relativa a messaggi apparsi sul suo profilo Facebook o su Whatsapp. Mentre il suo difensore, l’avvocato Antonio Milo, preannuncia un’indagine privata per fornire prove atte a discolpare Troiani. «Qualcuno me la vuole far pagare, ma non capisco perché», ha detto Troiani al gip del tribunale, «c’è tutta una regia dietro a questa storia e mi vogliono incastrare. Non ho fatto nulla di ciò che mi viene contestato».
Il 47enne titolare della Art legno si trova in carcere da lunedì, arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, diretti dal maggiore Edoardo Commandé. L’uomo è accusato di incendio aggravato, violazione di domicilio e atti persecutori (stalking). Per gli investigatori è il mandante dei roghi che hanno interessato un Fiat Doblò e un autocarro a San Benedetto dei Marsi nell’estate 2012, diversi locali dell’albergo “La Rupe” di Pescina a luglio 2013, un’Audi a San Benedetto nel dicembre dello stesso anno, una Ford Fiesta e una Hyundai a Ortucchio nel dicembre 2015, una Fiat Punto a Lecce nei Marsi nell’aprile 2016, fino ad arrivare all’incendio della “Marsica ondulati” nell’estate 2016. In seguito, sempre per le accuse, ha compiuto atti persecutori nei confronti di alcuni imprenditori danneggiati. A incastrarlo le confessioni di Mario Liberale, anch’egli di San Benedetto dei Marsi, che ha riferito di essere l’esecutore materiale degli incendi. Liberale, indagato, è assistito dall’avvocato Leonardo Casciere.
«I messaggi su Facebook», ha riferito Troiani nell’interrogatorio di ieri, «non erano mai riferiti ai fatti avvenuti. Non c’entro nulla con gli incendi alle auto di alcuni miei cugini, nè con gli altri roghi».
A Troiani vengono contestati cinque incendi e due episodi di stalking.
«Conoscevo da tempo Liberale, mi ha dato una mano per fare alcuni lavoretti in azienda», ha aggiunto, «ma sono assurdi i fatti contestati, solo illazioni. Avrei dovuto incendiare i beni di tutti coloro che mi hanno chiesto dei preventivi senza ottenere i lavori? Per quanto riguarda lo stalking, mi vengono contestate vessazioni di notte ai danni di una famiglia. Vessazioni commesse con la mia auto. Una macchina che fa un rumore pazzesco (si tratta di una Dodge Ram 6000 a benzina, ndr) e che tutti conoscono in paese. Anche queste accuse sono assurde, come tutta la storia».
L’avvocato Milo ha chiesto la revoca della misura in carcere, ma il pm Andrea Padalino si è opposto. Adesso dovrà pronunciarsi il gip Proia.
«Vi è una sproporzione enorme tra il presunto movente e i fatti addebitati al mio assistito», ha precisato l’avvocato Antonio Milo, «come nel caso della spartizione di una vitella. Si può incendiare un hotel per una lite sulla divisione di carne? Il chiamante in correità (Liberale, ndr) non è assolutamente credibile e non ci sono riscontri reali e oggettivi alle sue dichiarazioni, se non meri sospetti o congetture. Il mio assistito ha negato puntualmente ogni addebito con convinzione e fermezza, chiarendo anche i rapporti con tutte le persone che hanno subìto gli incendi».
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