«Sono malata, ho dovuto lasciare il lavoro»

8 Novembre 2020

«Sono molto addolorata per la situazione drammatica che stanno vivendo i miei pazienti, senza assistenza in un momento così difficile. Purtroppo la mia pensione non è stata una scelta ma è legata al...

«Sono molto addolorata per la situazione drammatica che stanno vivendo i miei pazienti, senza assistenza in un momento così difficile. Purtroppo la mia pensione non è stata una scelta ma è legata al mio stato di salute».
Inizia così la lettera inviata dalla pediatra Caterina Albano che, suo malgrado, si è trovata a dover lasciare lo studio, e con esso i suoi piccoli pazienti, causando inevitabili disagi alle famiglie. «Sono immunodepressa», continua la pediatra, «ed ho una patologia polmonare che mi ha portato ad una invalidità e inabilità assoluta e permanente al lavoro. In questo anno ho avuto più volte crisi respiratorie con difficoltà a lavorare compreso un ricovero ospedaliero, ma ho tenuto duro per i miei bambini. Purtroppo dopo l’estate sono peggiorata e per me non è stato più possibile continuare il mio lavoro e ho fatto domanda di pensione per malattia in un momento in cui ancora non cominciava questa seconda ondata del Covid. Ho comunicato all’azienda sanitaria che sarei andata in pensione il primo novembre e mi hanno assicurato che il già il giorno seguente avrebbero assegnato i miei pazienti ai colleghi del territorio per non farli rimanere senza assistenza. Mi dispiace che questo non sia stato ancora attuato. Spero che l’Asl provveda rapidamente a dar loro tutta l’assistenza di cui hanno bisogno. Sono solidale e dalla parte dei miei pazienti», conclude la dottoressa Albano, «e continuo, nonostante in pensione, ad essere a loro disposizione telefonicamente come lo sono stata in tutta la vita lavorativa di pediatra».
Sin qui la dottoressa Albano.
La questione era stata sollevata dalla mamma di due bimbi rimasti improvvisamente, insieme ad altri 600, senza assistenza pediatrica «in un momento», rimarcava la donna, «di grave emergenza sanitaria e con la necessità di avere un certificato per poter riportare uno dei figlioletti, rimasto alcuni giorni a casa per un mal di denti, all’asilo nido».