Sopravvissuti, parlano i parenti: «Telefoni in tilt e ore di angoscia»

In aula i racconti di familiari e amici dei quattro scampati che chiedono il risarcimento per il trauma: «Quando li abbiamo trovati erano sotto choc, avvolti nelle coperte e con i visi coperti di polvere»
L’AQUILA. I visi coperti dalla polvere dei calcinacci, sotto choc, avvolti nelle coperte che aggiungono spessore e caldo ai pigiami indossati nel momento della fuga precipitosa. Le parole che risuonano nell’aula del tribunale civile rendono vivide le immagini di una tragedia che nessuno potrà dimenticare. A pronunciarle sono parenti e amici dei sopravvissuti al crollo della Casa dello studente nel sisma di 12 anni fa. Sono le loro testimonianze nel processo per il risarcimento a quattro scampati all’orrore della notte del 6 aprile 2009 che ancora portano e forse non riusciranno mai a cancellare del tutto i segni di quella che, in termini clinici, è definita “sindrome post traumatica da stress”.
IL RACCONTO. Ad affiancarli nel processo è l’avvocato Wania della Vigna che ha già ottenuto la condanna di Regione e Azienda per il diritto allo studio dell’università (Adsu), rispettivamente proprietaria e gestrice dell’edificio dato per sicuro ma rivelatosi una tomba per otto ospiti, al pagamento di 1,3 milioni ai familiari di una delle vittime. In aula parlano una madre e due amici di due dei sopravvissuti che chiedono il risarcimento. Raccontano di come sono accorsi sul luogo del crollo non riuscendo a mettersi in contatto con loro. «I telefoni erano in tilt», spiega uno dei testimoni, «così, subito dopo la scossa, sono partito da Teramo per andare a cercare il mio amico». Le frasi si ripetono seguendo il ricordo dell’ansia di non ritrovare le persone care con cui si erano persi i contatti. Poi il sollievo per poter riabbracciare chi si temeva morto e quell’immagine comune a tutti gli scampati per miracolo alla tragedia. «Aveva il viso e i capelli pieni di polvere», raccontano i testimoni, «si stringeva in una coperta che gli era stata data dai primi soccorritori perché era scappato in pigiama dalla casa che stava crollando». Sfuggiti alle macerie, ma non ai contraccolpi emotivi e psicologici della perdita di persone che «erano come una famiglia».
EFFETTI DEL TRAUMA. Per i sopravvissuti è in corso anche la consulenza tecnica d’ufficio, affidata allo psicologo Maurizio Cupillari e al medico legale Anna Rita Frangipane, che dovranno accertare, tramite colloqui ma anche un test messo a punto negli Stati Uniti, se è ravvisabile la sindrome post traumatica per la quale è richiesto il risarcimento.
LE CONCLUSIONI. I risultati degli accertamenti saranno esposti dai due periti al giudice Monia Croci, che ha già firmato la prima sentenza di condanna nei confronti di Regione e Adsu, nell’udienza fissata per il 26 aprile. A quel punto il magistrato avrà acquisito tutti gli elementi necessari per la decisione. I quattro sopravvissuti, Horlando Bruno, nato in Venezuela e che oggi vive a Raiano, Pasquale Gianfelice di Larino nel Molise, Shana Capuzzo di Pescina e Besmir Nazaj, originario dell’Albania, aspettano il pronunciamento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

