Soprintendenza, petizione contro il trasferimento

L’AQUILA. Circa 1000 firme per chiedere al ministero per i Beni e le attività culturali di mantenere la sede della Soprintendenza unica all'Aquila. È il risultato della petizione lanciata nei giorni...
L’AQUILA. Circa 1000 firme per chiedere al ministero per i Beni e le attività culturali di mantenere la sede della Soprintendenza unica all'Aquila. È il risultato della petizione lanciata nei giorni scorsi on line. «Nell’ambito del progetto di riorganizzazione delle sedi distaccate del Ministero, la sede per la Soprintendenza unica (Archeologia, belle arti e paesaggio) per L’Abruzzo è la città di Chieti», è spiegato nella motivazione della petizione. «E così L’Aquila, dopo quasi cento anni (la Regia Soprintendenza all'Arte medievale e moderna degli Abruzzi e Molise è stata istituita all’Aquila nel 1924) perde uno degli organismi più prestigiosi. Perde quell'istituzione che ha contribuito a mantenere le tante qualità storico architettoniche dei tanti edifici monumentali (come il Castello Cinquecentesco), oggi in corso di restauro e riparazione. L’Aquila diventa l’unica città capoluogo di regione che non ha un’istituzione propria di un capoluogo regionale». Una decisione che ha il sapore di un ripensamento, secondo i firmatari: «Nel decreto del presidente del Consiglio, L’Aquila era sede della Soprintendenza unica, cancellata e sostituita da Chieti nell’allegato al decreto a firma del ministro Franceschini. Ma che è potuto succedere in due mesi? Quali condizioni sono cambiate? L’Aquila non è più tra le prime dieci città d’Italia per quantità e qualità storico architettonica? Non ha un esteso ed importante patrimonio ambientale e paesistico? Non è più tra i capoluoghi di regione?» Un’ulteriore preoccupazione è rappresentata dal fatto che la perdita del prestigioso ufficio comporterebbe anche una riduzione di posti di lavoro. Dunque la richiesta delle associazioni è di mantenere nella città dell’Aquila la sede della Soprintendenza. «Ogni decisione difforme risulterebbe ingiusta», conclude il documento, «e ignara delle esigenze vitali di una città che cerca di risollevarsi puntando anche sui suoi uffici e sul turismo culturale».(m.c.)
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