Sorelle condannate a risarcire un’anziana
Le due donne le avrebbero spillato 450mila euro, ora dovranno risponderne anche penalmente
SULMONA. Sono finite sotto inchiesta per circonvenzione d’incapace, accusate di aver convinto una lontana parente, con problemi cognitivi, a firmare una procura speciale per accedere ai suoi depositi bancari, così da riuscire ad intascare indebitamente circa 450mila euro. Nei giorni scorsi le due sorelle L.G e P.G., una delle quali avvocato, hanno deciso di risarcire parzialmente le legittime eredi della donna raggirata. Le due indagate hanno infatti versato sul conto delle ereditarie, anche loro due sorelle, la cospicua somma di oltre duecentomila euro, equivalente all’ammontare del sequestro preventivo che la squadra anticrimine del commissariato di Sulmona aveva eseguito nei mesi scorsi su ordine del Gip del Tribunale di Sulmona. Il risarcimento deciso dalle due sorelle se da un lato va ad alleggerire la loro posizione, dall’altro non ferma il procedimento giudiziario incardinato dalla Procura che è ormai giunto al capolinea. A questo punto infatti il procuratore capo Giuseppe Bellelli dovrà decidere se chiudere l’inchiesta con la richiesta di rinvio a giudizio visto che con il risarcimento degli eredi c’è stata un’ammissione di responsabilità delle due indagate. A entrambe la Procura contesta, oltre alla circonvenzione di incapace ipotizzata per entrambe, anche l’appropriazione indebita per P.G. e il riciclaggio alla professionista L.G..
A far scattare le indagini della squadra anticrimine del commissariato guidata dall’ispettore capo Daniele L’Erario, coadiuvato nell’occasione dall’ispettore Roberto Pizzoferrato, erano state le due sorelle eredi dell’anziana le quali si sono rivolte alla polizia dopo aver trovato in un cassetto di un mobile di casa dell’anziana zia, appena deceduta, la ricevuta di un’obbligazione. Il fatto le ha insospettite perché da sola, la zia, non avrebbe mai potuto concludere l’operazione. Le indagini, durate quasi otto mesi, hanno portato la squadra anticrimine a ricostruire l’intricata vicenda, partendo proprio dal titolo di credito, e tutti i passaggi di denaro transitati via via tra libretti postali e conti bancari per un totale di quasi 500mila euro. L’intenzione delle indagate, infatti, sempre secondo l'accusa, era quella di eludere la tracciabilità dei soldi che via via transitavano su conti diversi fino ad arrivare a rimpinguare quello della professionista. Denaro che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato per ristrutturare un appartamento di una delle sorelle e per sanare i loro conti correnti. Una volta chiariti gli elementi di colpevolezza, gli ispettori L’Erario e Pizzoferrato hanno depositato in Procura il rapporto sulla vicenda chiedendo contestualmente il sequestro preventivo di 200mila euro, il residuo dell’eredità spettante alle denuncianti. E a conclusione di una minuziosa ricerca nelle banche locali, la polizia è riuscita a recuperare 190mila euro, fatti confluire in depositi e conti correnti intestati alle indagate, posti sotto sequestro preventivo.
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