Sospesi i lavori accanto alla torre

Santo Stefano, la decisione è del Comune. Slitta il restauro dell’aggregato
SANTO STEFANO DI SESSANIO. Sospesi i lavori di restauro e adeguamento sismico degli edifici adiacenti alla torre medicea. È la decisione presa dall’amministrazione comunale di Santo Stefano di Sessanio, guidata da Fabio Santavicca, in attesa del pronunciamento della Soprintendenza. Intanto, la ditta che aveva cominciato i lavori ha chiuso i battenti e le opere dovranno essere riassegnate. Insomma, i tempi per il restauro dell’aggregato sembrano dilatarsi sempre più. La questione di come restaurare gli edifici nelle vicinanze del più importante monumento della zona, ancora in attesa di restauro, è stata posta diverse volte nei mesi scorsi. In particolare, la sezione aquilana di Italia Nostra ha anche inviato una lettera a Santavicca, alla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici e all’Ufficio speciale per la ricostruzione chiedendo di vigilare affinché Santo Stefano di Sessanio non perda la propria identità. Sotto la lente d’ingrandimento, in particolare, l’aggregato che si trova aderente alla torre medicea, composto da sette edifici, di cui i primi quattro con vincolo diretto del Ministero. In uno degli edifici, la muratura in pietrame calcareo a faccia vista è stata intonacata al livello del primo piano ed è presente un’apertura di notevoli dimensioni con imbotti in pietra non locale che, per la dimensione delle lavorazioni, mal si adattano agli imbotti storici.
«Completa l’opera una fantasiosa canna fumaria di proporzioni e forme inopportune», ha denunciato Italia Nostra. «Sulla scala della schiera manca inoltre l’elemento in pietra lavorata di chiusura della balaustra del profferlo e gli alloggiamenti dei contatori sembrano di dimensioni esagerate».
Proprio per vederci chiaro sulla vicenda, l’amministrazione comunale ha deciso di sospendere i lavori su questi edifici, in attesa di una presa di posizione da parte della Soprintendenza. «Stupisce il ritardo, ormai diventato cronico, per decisioni che almeno dal mese di dicembre 2017 i funzionari avrebbero dovuto rendere pubbliche», ha commentato Stefano Cardelli, architetto e imprenditore, tra i primi a investire sul recupero del “vecchio” borgo. «L’atteggiamento della Soprintendenza è diventato davvero incomprensibile. Aspettiamo, ma ancora per poco. Noi vigileremo attentamente sul caso affinché non ci siano ulteriori ritardi».
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