Sospettati di essere vicini all’Isis: espulsi

4 Maggio 2018

Via dall’Italia padre e figlio marocchini: inneggiavano alla guerra santa. Blitz nel Map di San Gregorio dove vivevano

L’AQUILA. Da mesi era sotto la lente di ingrandimento della Digos che controllava i suoi feroci proclami su internet.
Quanto basta per consentire al prefetto, Giuseppe Linardi, di espellerlo il 2 maggio dal territorio italiano «per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato». Si tratta di H. N. , marocchino di 51 anni, residente nei Map della frazione di San Gregorio.
L’uomo, che in passato è stato nella Marsica, ha precedenti per diffamazione e possesso di sostanza stupefacente. È stato rimpatriato dai poliziotti dell’Ufficio immigrazione che lo hanno fatto salire su un aereo a Fiumicino diretto a Rabat. «L’accurata attività investigativa della Digos, diretta dal vicequestore Antonio Bocelli», si legge in una nota della questura, «ha consentito di evidenziare una copiosa quantità di indicatori di radicalizzazione religiosa in atto, tendenti verso derive di natura jihadista, sebbene, allo stato, non sia emerso alcun elemento rilevatore di una adesione di N.H. a sodalizi terroristici di alcun genere». Tra le prove anche le risultanze sui pc sequestrati nella casa di San Gregorio. In un video c'era la firma “I soldati di Allah” contenuto nelle riviste radicali. «Analogo provvedimento», dice la questura, «era stato disposto nei confronti del figlio, A.N., di 27 anni, di nazionalità marocchina, con piccoli precedenti per spaccio di sostanza stupefacente, furto; fu denunciato dalla Digos per aver falsificato la documentazione fiscale presentata in occasione del rinnovo del permesso di soggiorno. Anche egli è ritenuto «una persona socialmente pericolosa, per la condivisione dell’ideologia jihadista». Sempre nei confronti del figlio, il questore dell’Aquila ha proceduto alla revoca del titolo di soggiorno e alla sua espulsione verso il Marocco, avvenuta l’11 aprile dopo un breve periodo trascorso presso il Cpr di Brindisi-Restinco, per via della conclamata pericolosità.
«L’attività investigativa condotta dalla Digos», si precisa da parte della questura, «ha consentito di evidenziare una serie di elementi dai quali è emersa una chiara adesione ai princìpi più radicali della religione islamica, con possibili derive di natura jihadista da parte del 51enne e del figlio. Oltre a numerosi video marcatamente anti occidentali e di natura “complottista” in relazione all’attentato alle Torri Gemelle». Entrambi furono allontanati dai Centri islamici di Avezzano e L’Aquila, per la loro condotta estremamente radicale, sfociata anche in aggressioni fisiche. «Le risultanze investigative», aggiunge la questura, «hanno evidenziato una spiccata tendenza alla adesione al radicalismo jihadista, che, allo stato, non manifesta contatti con sodalizi terroristici di matrice islamica, pur evidenziando la chiara pericolosità sociale».
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