Sostegni non dovuti agli sfollati: sono nel mirino seimila aquilani

19 Ottobre 2023

Il Comune rivuole indietro oltre cinque milioni di euro del contributo per l’autonoma sistemazione Già inviate centinaia di cartelle, controlli e operazioni di recupero partiti su spinta della Corte dei conti

L’AQUILA. L’obiettivo, dichiarato in una delibera di giunta del maggio scorso, era (ed è) quello di recuperare oltre 5 milioni di euro di contributi di autonoma sistemazione elargiti nel post sisma (fino al 2015) ma non dovuti. Da una recente determina del Comune dell’Aquila si apprende che finora, di quei potenziali 5 milioni di euro, ne sono stati restituiti meno di 80.000. I controlli e l’eventuale recupero sono stati affidati a una società esterna, l’Assoservizi. I cittadini “attenzionati”, che da qualche settimana stanno ricevendo le richieste di restituzione, sono quasi 6.000 e non mancano le proteste come quelle di una signora, alla quale è arrivata una “bolletta” da 951 euro, che ha scritto alla nostra redazione: «Ma la somma non dovrebbe essere prescritta visto che sono passati più di dieci anni dal momento dell’elargizione?».
I DATI FINO AD OGGI
Dalla determina si apprende inoltre che «dalle note trasmesse al Comune dall’Assoservizi, incaricata del servizio di supporto agli uffici comunali per il recupero del contributo di autonoma sistemazione», sono state concesse «11 autorizzazioni alla rateizzazione per un totale di 10.261 euro; 40 sono state le riscossioni nello scorso mese di agosto, per l’importo di 26.220 euro; 54 le riscossioni a settembre 2023, per l’importo di 40.600 euro». Il totale è dunque di poco più di 77.000 euro.
LA STORIA
Il contributo di autonoma sistemazione (Cas) nella prima fase dell’emergenza fu dato in base a una semplice richiesta. Bastava dichiarare di non volere le “casette” o l’alloggio del Progetto Case e di volersi “arrangiare” in qualche modo. Si andava dai 300 ai 400 euro al mese a persona. La notizia che il Comune dell’Aquila avrebbe passato al vaglio 6.000 posizioni “sospette” era appunto contenuta in una determina di maggio firmata dal segretario generale Lucio Luzzetti dalla quale si apprendeva, di fatto, che quello dell’autonoma sistemazione sarebbe stato un sistema che avrebbe regalato soldi pubblici a molti che non ne avevano diritto. Il 31 marzo 2015, si pose fine – tra mille polemiche – al Cas. Fu solo nell’ottobre 2015 che iniziò una prima verifica delle posizioni sospette. Ne furono individuate 1.717 e si stabilì che il Comune avrebbe dovuto riavere 3.344.000 euro non dovuti. Al 30 giugno 2020 «risultava essere stata recuperata la somma di 2.764.438».
LA CORTE DEI CONTI
Il Comune nel maggio scorso si è mosso su input della Procura regionale della Corte dei conti che ha chiesto informazioni «sul mancato adempimento amministrativo circa il recupero delle somme del Cas indebitamente percepite». Il Comune a quel punto «allo scopo di evitare eventuali rischi di danno erariale, ha disposto apposite verifiche in merito, da cui è emersa l’esistenza di 6.000 posizioni da verificare».
IL TOTALE
Facendo due conti: nella prima fase, dal 2015 al 2020 la stima dei soldi da recuperare era di 3,3 milioni (di cui 2,7 milioni rientrati). Ora si parla di oltre 5 milioni di euro (si cui solo 77.000 euro reincassati). Quindi si ipotizza che fra il 2009 e il 2015 siano stati dati contributi non dovuti, per quasi 9 milioni di euro.
IL TEMA IN CONSIGLIO
La questione del Cas da recuperare finirà presto in consiglio comunale. Il consigliere Paolo Romano ha infatti chiesto di «aggiungere, all’ordine del giorno della conferenza dei capigruppo di venerdì, la discussione sull’accertamento in corso sui contributi di autonoma sistemazione erogati nel post sisma 2009».
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