Sotto quel colle di sabbia si nasconde la necropoli

16 Novembre 2018

Desidero offrire qualche modesto spunto di riflessione sulla storia della necropoli rinvenuta lungo la Provinciale che porta a Luco dei Marsi, dopo aver preso atto delle notizie fornite da Emanuela...

Desidero offrire qualche modesto spunto di riflessione sulla storia della necropoli rinvenuta lungo la Provinciale che porta a Luco dei Marsi, dopo aver preso atto delle notizie fornite da Emanuela Ceccaroni, funzionaria della Soprintendenza e responsabile degli scavi nella Marsica.
Premetto che ad Avezzano il cimitero era chiamato anche Je còlle ‘je Sàbbje dalla località Colle Sabulo ove, dal 13 gennaio 1915, è posto il nuovo camposanto. Anche il demologo Giuseppe Pennazza nei “Racconti di Angizia”, cita: “… accompagnami al cimitero, sul Colle del Sabulo, dove nelle casse di pietra dormirono i nostri antichissimi padri e dove ora riposano tra la sabbia gialla tutti i nostri morti del terremoto”.
Una prima domanda: perché, nei giorni immediatamente il disastro tellurico, fu individuato Colle Sabulo per seppellire frettolosamente le circa 10.000 vittime? Semplice la risposta: mancando i mezzi tecnici di cui disponiamo oggi, in questo sito era più facile scavare a mano. Perché Colle Sabulo? Dal latino sabulum, sabbia, che in tempi antichi era accatastata a forma di piccolo colle. La scarsa rena che ora vi si rinviene è un inerte non autoctono: basta, infatti, guardarsi un po’ intorno e si nota soltanto terreno semi roccioso. Chi, allora, vi ha depositato la sabbia? L’ingegnere Tommaso Orlandi, già dirigente del locale ufficio del Genio civile, sosteneva che il Colle altro non era che un deposito di materiale sabbioso portato da lontano dai romani, perché necessario per i lavori del prosciugamento del Fucino. Con il tempo, tanto per il dilavamento derivante dalle piogge quanto per l’asportazione continua dovuta ad esigenze di costruzione degli edifici, il modesto rilievo s’è livellato.
Durante gli anni Quaranta e Cinquanta, un Lolli, soprannominato Je Malìgne, abitante in via San Francesco, era addetto all’estrazione e al trasporto di sabbia proveniente da scavi effettuati proprio nel Colle Sabulo, nella zona a ridosso del cimitero, nella parte che guarda verso Luco dei Marsi.
Molti anziani, ora scomparsi, ricordavano che Lolli, durante l’escavazione, rinveniva continuamente tombe contenenti monete e altri piccoli corredi funerari, molti dei quali furono conservati in apposita teca situata nel piano seminterrato del Palazzo municipale, al centro dei numerosi reperti archeologici facenti parte del museo.
Concludo affermando, senza timore di essere contraddetto, che l’esistenza della necropoli è certa e che sarebbe necessario conoscere dove ora sono custodite le preziose nostre testimonianze del passato. La Ceccaroni certamente sarà in grado di offrire dati e notizie scientificamente inoppugnabili.
(* storico)
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