Sottoservizi attesi dal 2010 Perché il progetto è a metà

10 Gennaio 2023

Da questione «prioritaria» per ricostruire città e frazioni a tredici anni di intoppi E ora il secondo stralcio da 40 milioni si è impantanato in discussioni politiche

L’AQUILA. La questione “sottoservizi” fu considerata, già all’inizio del 2010, prioritaria per la ricostruzione della città e delle sue frazioni. Oggi, gennaio 2023, siamo ancora a parlare di priorità salvo il “dettaglio” che sono passati 13 anni. L’Aquila “capoluogo” – come viene indicata nelle carte degli uffici che si occupano di ricostruzione – ha i sottoservizi per metà (il cuore del centro storico) che peraltro non si sa come, quando e chi dovrà gestirli. E soprattutto con quali soldi. Il secondo stralcio (40 milioni di euro) è impantanato fra discussioni politiche (opportunamente interrotte per le feste di fine anno) e necessità di rivedere il progetto e cioè passare dal “mega tunnel” al più economico “tubo” ferma restando la spesa (40 milioni) che verrebbe “giustificata” col recente aumento dei prezzi delle materie prime. Nelle frazioni i sottoservizi sono ancora una pia illusione. Forse entro gennaio verrà data la “clamorosa” notizia che dopo snervanti discussioni fra Comune ed enti gestori si riusciranno a spendere 200.000 euro (duecentomila, meno del costo per rifare gli affreschi in un palazzo dell’Aquila) per mettere i tubi sotterranei a Onna e San Gregorio, i due paesi cancellati dal sisma del 2009 e dove c’è gente che da mesi non può tornare nella casa ricostruita mentre il Comune manda loro avvisi di sfratto dai Map nei quali in tanti sono ancora costretti a stare.
LA COMMISSIONE CICCHETTI
Dopo il decreto del commissario per la ricostruzione del novembre 2010 che stanziava 27 milioni in base a un progetto proposto dalla Gran Sasso acqua, la questione sottoservizi fu al centro di almeno 5 riunioni della commissione “Cicchetti” che, nelle intenzioni di chi l’aveva voluta (lo stesso vicecommissario Antonio Cicchetti e il sottosegretario Gianni Letta) doveva essere la cabina di regia della ricostruzione. Solo che ognuno dei partecipanti ogni volta portava una sua “visione” e fu un po’ come la tela di Penelope la quale la notte disfaceva l’opera che aveva tessuto durante il giorno. La prima discussione che entrò nel merito della vicenda risale al 10 febbraio 2011. Leggendo quel verbale la sola cosa che si può dire e che le idee erano poche e pure confuse. La riunione venne aperta dal vicecommissario Antonio Cicchetti. Dalle sue parole – o meglio da quelle verbalizzate (il documento fino a qualche anno fa era sul sito internet del Commissario) emergono questioni enormi sulle quali però non c’era identità di vedute nonostante i buoni uffici di Gianni Letta (che va ricordato sarà sottosegretario fino al 16 novembre 2011 quando il governo Berlusconi sarà sostituito dal governo Monti). Cicchetti mise subito il dito sulla piaga e disse che “il decreto del 24 novembre 2010 del commissario delegato ha previsto, tra le altre cose, anche il finanziamento dei sottoservizi, «pertanto» sottolineò Cicchetti «se il Comune dell’Aquila ha deciso di iniziare la ricostruzione partendo dall’asse centrale della città è evidente che anche le progettazioni dei sottoservizi dovranno iniziare da lì. Stando così le cose è fondamentale decidere anche cosa devono contenere i piani di ricostruzione in modo tale che, a conclusione del tavolo di coordinamento, ognuno saprà, in funzione dell’ente che rappresenta, ciò che deve fare. Alla luce di quanto detto» concluse il vicecommissario «il Comune, che ha indicato da dove vuole iniziare, ora deve specificare cosa si deve fare e quali problemi devono essere chiariti per vedere le imprese all’opera nei cantieri del centro storico». Sulla questione dei sottoservizi e soprattutto sulla realizzazione o meno del “tunnel intelligente” si andò a “tentoni” per altre tre riunioni fino a quando sia Cicchetti che Letta pretesero una chiara presa di posizione sia dalla Gran Sasso acqua che dal Comune. E, da quanto risulta dai verbali, l’intervento decisivo che convinse Letta a ritenere archiviata l’ipotesi “tunnel intelligente” fu quello del sindaco dell’epoca, Massimo Cialente. Per il primo cittadino, in base al verbale pubblicato sul sito del commissario per la ricostruzione «la realizzazione del tunnel è un’opera troppo dispendiosa, un lusso che serve solo uno scarso bacino di utenti con tempi lunghi di realizzazione e problemi concreti di attuazione». Alla fine del 2012 il progetto del tunnel non solo rispunta ma il Cipe con la delibera 135 stanzia oltre 52 milioni che si aggiunsero ai quasi 28 del decreto 24 del 2010.
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