Sottoservizi, Frattale si difende

21 Giugno 2015

Inchiesta con 7 indagati per turbativa d’asta. Il legale del capo dei costruttori: «Nessun legame»

L’AQUILA. «Mai nessun legame con l’ingegnere Properzi». L’avvocato Antonio Milo, difensore del capo dei costruttori Gianni Frattale – indagato con altre 6 persone per l’appalto dei sottoservizi in centro storico, come anticipato ieri dal Centro – definisce il coinvolgimento del suo assistito nella vicenda come «il frutto di un equivoco. Infatti, laddove l’accusa sostiene che l’ingegnere Properzi, che faceva parte della commissione per l’aggiudicazione, sarebbe stato in passato remunerato da Edilfrair, si precisa che detta remunerazione fu il frutto di una causa civile nella quale l’ingegnere era consulente tecnico d’ufficio». Su istanza di Milo, nei prossimi giorni Frattale sarà sentito dal pm Stefano Gallo titolare dell’indagine.

L’opera pubblica più importante della ricostruzione, quella per la realizzazione di tunnel “intelligenti” con le reti idrica, elettrica, fognaria e dati da costruire nel sottosuolo, è finita nel mirino della Procura che ha chiuso le indagini preliminari nei confronti degli imprenditori Alfredo Zaccaria, presidente dell’Acmar, Gianni Frattale (Edilfrair), presidente Ance L’Aquila, e Danilo Taddei (Taddei Spa), l’ingegnere Aurelio Melaragni, direttore della Gran Sasso Acqua indagato in qualità di presidente della commissione aggiudicatrice e ora responsabile unico del procedimento. Tra gli indagati anche tre tecnici che avrebbero avuto, secondo la Procura, un ruolo nell’aggiudicazione dei lavori: gli ingegneri Pieralberto Properzi e Flavio Lombardi, componenti della commissione aggiudicatrice, e l’architetto Sandro Annibali. La principale accusa è quella di turbativa d’asta nell’aggiudicazione della prima parte (33 milioni) del mega appalto per il rifacimento dei sottoservizi. La gara è stata appaltata dalla Gran Sasso Acqua spa: ad aggiudicarsi la commessa l’Asse Centrale scarl, società consortile a responsabilità limitata composta dalla ravennate Acmar, come capofila, e dalle aquilane Taddei ed Edilfrair. Secondo le accuse formulate dal pm, al centro della contestazione un favoritismo, da parte della commissione che ha aggiudicato i lavori, verso l’Ati che ha vinto l'appalto rispetto ad altre ditte che sono state escluse, tra cui Alma Cis Srl, dell’imprenditore Enrico Marramiero. Proprio una di queste, stando a quanto si è appreso, si sarebbe rivolta alla Procura, dopo aver fatto ricorso dapprima al Tar e poi al Consiglio di Stato, incassando però pareri contrari. Il presidente della Gran Sasso acqua spa Americo Di Benedetto rassicura: «I lavori vanno avanti».

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